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WELBY, ATTIVISTA DI DIRITTI INCIVILI?

WELBY, ATTIVISTA DI DIRITTI INCIVILI?

Chi ci segue e sostiene conosce la vicenda del piccolo Alfie Evans di cui domani ricorderemo il secondo anniversario dalla precoce scomparsa causata dal distaccamento del supporto vitale che gli permetteva di respirare.

Si è cercato di fare tutto il possibile per fermare una legge che riteneva che il suo best interest fosse la morte perché malato inguaribile, quindi indegno di vivere.

Dopo lunghe trattative e infiniti tentativi legali si è ricorsi all’unica mossa ancora possibile: il riconoscimento della cittadinanza italiana. Purtroppo Alfie non è riuscito ad arrivare in Italia ma la sua tenacia e la forza con cui ha combattuto la sua battaglia per la vita ci sono state di esempio. Per questo ci è sembrato doveroso fare richiesta di intitolare una strada di Roma a lui: un nostro concittadino che desiderava così tanto vivere da smuovere intere nazioni, istituzioni e Chiesa per poter avere la libertà di farlo.

C’è chi invece fa proposte che vanno esattamente nel senso opposto:

il 28 aprile 2020 verrà discussa in Consiglio Comunale a Roma la proposta del PD e del M5S di intitolare a Piergiorgio Welby i giardini di Piazza San Giovanni Bosco ponendo una targa che dice “Giardino Piergiorgio Welby – scrittore e attivista per le libertà civili (1945-2006)”.

Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare, muore nel dicembre 2006 per il distaccamento del respiratore eseguito dal medico Mario Riccio previa sedazione del malato.

Si creò un caso giuridico che riuscì a rispondere ad alcuni quesiti, lasciandone irrisolti altri: era lecito staccare il supporto artificiale? A chi spettava procede al distaccamento? Il trattamento era da considerarsi accanimento terapeutico?

I giudici hanno giustamente stabilito che l’utilizzo del respiratore artificiale non rappresentava accanimento terapeutico, quindi era da considerare vitale. Lo dimostra il fatto che Welby è morto in conseguenza del distaccamento del supporto ed ha avuto necessità di sedazione per alleviare il dolore che questa procedura provoca.

In forza dell’art.32 della Costituzione italiana che dà al paziente la possibilità di rifiutare/rinunciare ad un trattamento sanitario, il medico che staccò la spina non venne condannato ma venne considerato lo strumento necessario al paziente non più nelle condizioni di poterlo fare in autonomia, di avvalersi di questo diritto. Con questa sentenza la Corte apre un grande interrogativo sulla questione legata al ruolo del medico che, per sua natura e secondo il codice etico e deontologico che è tenuto a rispettare, è volto a salvare vite.

Restano ancora irrisolti molti dubbi che riguardano anche gli aspetti etici e morali di questa vicenda che per noi di Steadfast Onlus sono di fondamentale importanza. I diritti umani sono tali perché tutelano e garantiscono la persona nella sua interezza a partire dal diritto alla vita, senza il quale tutti gli altri diritti non sussistono.

Riteniamo, quindi, che sia una proposta pericolosa che rischia di far credere a chi leggerà quella targa che, essendo stata affissa dalle istituzioni, questo tipo di pratica sia buona e caritatevole, perciò giusta.

Ancora più pericolosa è la proposta che alla futura inaugurazione siano presenti le scuole del territorio. Questo significa che i ragazzi impareranno che qualunque cosa si desideri è un diritto poterlo avere. Non importa se così facendo si calpestino gli inviolabili diritti alla vita e alla salute. Impareranno che se non riusciranno ad essere performanti o si ammaleranno e avranno bisogno di essere assistiti e curati non ci sarà motivo per cui valga la pena vivere.

Steadfast Onlus coopera con istituti scolastici, enti educativi, università con il progetto SteadfastEducation per la realizzazione di un percorso formativo mirato alla conoscenza e alla consapevolezza dell’unicità della vita umana, dei diritti ad essa collegati e all’aiuto e tutela dei più vulnerabili.

La giusta battaglia da portare avanti è quella che garantisce ai malati gravi o terminali la vicinanza e la compassione dei propri cari affiancando cure, terapie e assistenze adeguate in grado di dare la dignità e il valore che meritano.

Noi continueremo a difendere i più deboli. Lo dobbiamo a chi, come Vincent e i piccoli Charlie, Isaiah e Alfie, si è battuto per ciò che gli spettava di diritto!

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