UN FIGLIO NON È MERCE DA REGISTRARE

Manuela Miraglia

08 Novembre 2021

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UN FIGLIO NON È MERCE DA REGISTRARE

UN FIGLIO NON È MERCE DA REGISTRARE

Il Tribunale ha ordinato al Comune di Milano di trascrivere integralmente, cioè di riconoscere a pieno titolo, l’atto di nascita americano “con due padri” di un bambino nato grazie alla maternità surrogata a cui hanno fatto ricorso un italiano e il compagno statunitense.
I giudici, basandosi sulla decisione della Corte Costituzionale di gennaio, hanno dichiarato illegittimo il rifiuto del Comune di riconoscere il bimbo come figlio alla nascita di entrambi i padri.
E hanno riaperto la questione della tutela dei bambini delle coppie gay.
Prima del 2020 qualche comune aveva iniziato a registrare alla nascita alcuni bimbi, ottenuti con fecondazione eterologa, di coppie lesbiche. Ma, dopo la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite che indicava “l’adozione in casi speciali” come via privilegiata per il riconoscimento dei figli di gay e lesbiche, avevano smesso (salvo casi sporadici a scopo mediatico).
Ma cos’è l’adozione in casi speciali, chiamata anche “stepchild adoption”?
È un iter particolare, che vorrebbe tutelare il bimbo ormai nato, anche se con pratiche spesso fuori dalla legge. Questa adozione avviene per ordine di un giudice, dopo un’istruttoria con una perizia dei servizi sociali, e prevede diritti/doveri limitati rispetto alla piena genitorialità.
Ma questo metodo, ovviamente, si scontra con la mentalità egoista di chi decide di arrivare a comprare un bimbo con la maternità surrogata.
Ecco quindi che la lobby a favore di questa pratica continua a spingere affinché sia ritenuta “normale”, anzi, un gesto di amore.
Giudici consenzienti poi regalano sentenze come cioccolatini, approfittando dell’ inerzia del Parlamento che non legifera adeguatamente per tutelare che certi fatti non accadano più perché, lo ricordiamo, la maternità surrogata è reato!
Non dimentichiamo mai che è quindi da un reato che nasce l’esigenza di tutelare bambini che, ovviamente, non sono colpevoli di quanto fatto dai loro genitori.
Ma di fatto, da vittime, gli stessi “compratori” li stanno facendo diventare armi… armi da usare per abbattere leggi scomode.
Proponendo all’opinione pubblica queste creature come destinate a vivere una vita di serie B, si vuol far passare il concetto che, riconoscendo entrambi i “compratori” come genitori immediatamente all’arrivo in Italia dal Paese in cui si è commesso il reato, si compie semplicemente il lieto fine a completamento di una favola d’amore.
Ecco quindi che ci troviamo oggi ad assistere alla materializzazione di tutto ciò. il Tribunale di Milano ha infatti sancito che, anche in assenza di una legge specifica del Parlamento, l’atto va trascritto e riconosciuto integralmente perché trattandosi di minori “la loro tutela non può essere sospesa a tempo indeterminato, nell’attesa che il legislatore vari la normativa”, visto che la Corte Costituzionale ha “di fatto confutato la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite” che riteneva il bimbo nato da maternità surrogata “adeguatamente tutelato mediante l’adozione in casi particolari”. Come vi dicevamo, i giudici specificano che deve essere garantito in quanto “soggetto certamente “incolpevole” rispetto alle scelte operate da coloro che hanno contribuito alla sua nascita”, anche quando comprendono una pratica illegale in Italia come la maternità surrogata.
Soddisfatto quindi l’avvocato Alexander Schuster di Trento, legale della coppia: «In attesa della legge, i bambini vanno tutelati subito e questa è la strada».
Ma noi ci permettiamo di dissentire. La strada non può e non deve essere questa!
Se, da un lato, è vero che il bimbo non ha colpe e merita di avere una famiglia non è forse altrettanto vero che se ci fosse certezza della pena ed una multa adeguata non esisterebbe più questa corsa a fabbricare bimbi per egoismo?
Come Steadfast siamo da sempre in prima linea contro l’uso della maternità surrogata e ne chiediamo, sempre più fermamente, il bando internazionale.