STEADFAST: UK DIETROFRONT SU SELF-ID

ORMONI PER TRANS NEI LEA

Dal 1° ottobre 2020 la terapia ormonale per le persone trans è gratuita in tutta Italia.

L’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha inserito i farmaci necessari al cambio di sesso nei LEA (Livelli essenziali di assistenza), quindi nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. L’ha fatto con due determine datate 23 settembre 2020 e pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre.

Con la prima determina n. 104273/2020, inserisce “estradiolo, estradiolo emiidrato, estradiolo valerato, ciproterone acetato, spironolattone, leuprolide acetato e triptorelina per l’impiego nel processo di femminilizzazione di donne transgender, previa diagnosi di disforia di genere/incongruenza di genere, formulata da una equipe multidisciplinare e specialistica dedicata.”

Con la seconda determina n. 104272/2020, inserisce “testosterone, testosterone undecanoato, testosterone entantato, esteri del testosterone per l’impiego nel processo di virilizzazione di uomini transgender, previa diagnosi di disforia di genere/incongruenza di genere formulata da una equipe multidisciplinare e specialistica dedicata.”

La terapia ormonale può essere erogata gratuitamente sia durante il periodo di transizione prima dell’intervento chirurgico di rimodellamento dei genitali sia per coloro che decidono di non ricorrere all’intervento chirurgico definitivo, ma realizzano unicamente il cambio anagrafico del sesso, anche a pazienti minorenni. 

UNA DECISIONE IDEOLOGICA

Riteniamo in primis che il servizio sanitario nazionale dovrebbe avere altre priorità rispetto all’inserimento delle terapie ormonali nei LEA, alla luce soprattutto dell’attuale crisi causata dal Covid-19 e alle operazioni di tagli alla sanità avvenute nel recente passato. 

Inoltre, con queste determine si decide ideologicamente di intervenire in forma invasiva su corpi sani, senza focalizzare la cura del disagio mentale, transitorio nella maggior parte dei casi giovanili, che provoca la mancata identificazione con il proprio sesso biologico.  

I PASSI INDIETRO DELLA TEORIA GENDER IN UK

L’analisi dell’esperienza di altri paesi che hanno effettuato prima di noi lo stesso passo, come ad esempio la Gran Bretagna, impone una riflessione.

a) Nuove linee guida del governo inglese contro la propaganda gender nelle scuole

Fonte: 

https://www.gov.uk/guidance/plan-your-relationships-sex-and-health-curriculum

Paragrafo “Ensuring content is appropriate”:

“…Siamo consapevoli che gli argomenti che coinvolgono il genere e il sesso biologico possono essere argomenti complessi e delicati da affrontare. Non si dovrebbero rafforzare dannosi stereotipi, ad esempio suggerendo che i bambini potrebbero essere di un sesso diverso in base alla loro personalità e ai loro interessi o ai vestiti che preferiscono indossare. Le risorse utilizzate nell’insegnamento su questo argomento devono essere sempre adeguate all’età e basate su prove. Non si dovrebbero usare materiali che suggeriscono che la non conformità agli stereotipi di genere dovrebbe essere vista come sinonimo dell’avere un’identità di genere diversa e non si dovrebbe lavorare con agenzie o organizzazioni esterne che producono tale materiale. Sebbene gli insegnanti non dovrebbero suggerire a un bambino che la loro inosservanza degli stereotipi di genere significa che la loro personalità o il loro corpo sono sbagliati e necessitano di cambiamenti, gli insegnanti dovrebbero sempre cercare di trattare i singoli studenti con empatia e sostegno.

Si dovrebbe collaborare con i genitori su qualsiasi decisione riguardante il trattamento dei loro figli da parte della scuola, in linea con la politica di salvaguardia della scuola e le linee guida statutarie sulla collaborazione per salvaguardare i bambini.” 

b) Il no del governo sull’autoidentificazione per le persone trans

I programmi per consentire alle persone di autoidentificarsi con un sesso diverso, senza una diagnosi medica, sono stati sospesi, due anni dopo che il governo aveva segnalato il cambiamento. Theresa May si era impegnata infatti durante il suo mandato di Primo Ministro a portare avanti i piani per modificare il Gender Recognition Act, per consentire alle persone di cambiare ufficialmente sesso senza controlli medici, poiché affermava che “essere trans non è una malattia e non dovrebbe essere trattata come tale” (https://www.theguardian.com/society/2017/oct/18/theresa-may-plans-to-let-people-change-gender-without-medical-checks).

Adesso che il governo ha fatto retromarcia, le persone trans, chiedendo più tutela e leggi ad hoc, attaccano l’attuale procedura, che richiede una diagnosi medica, in quanto secondo loro è invadente, burocratica e umiliante. Inoltre denunciano liste d’attesa troppo lunghe nelle cliniche di genere del Sistema sanitario nazionale.

Per questo motivo quest’anno il governo sta aprendo almeno tre nuove cliniche di genere, che dovrebbero vedere le liste di attesa ridotte di circa 1.600 pazienti entro il 2022. La procedura di richiesta verrebbe messa online e l’attuale ticket a carico del paziente pari £140 ridotto “a un importo nominale”.

L’accusa di discriminazione mossa dalla comunità trans non trova dunque riscontro nella realtà. Secondo Liz Truss, il ministro per le pari opportunità, l’Equality Act 2010 già protegge chiaramente le persone trangender da qualunque disparità. 

c) Reclami per trattamenti transgender 

Il trattamento ormonale o l’intervento chirurgico per trasformare il proprio corpo, sia che si tratti di una mastectomia, di protesi per il seno o di una completa riassegnazione del sesso, sono procedure complesse che richiedono una valutazione psicologica e psichiatrica completa; il rispetto di rigide linee guida è fondamentale e, se viene meno, possono insorgere seri problemi e la possibilità di denunce come già è successo in diversi casi arrivati alla cronaca.

Per questo motivo sta prendendo piede una nuova forma di assistenza legale per dare supporto ai clienti vittime di negligenza medica durante il processo di transizione. La nascita di studi legali specializzati, come l’Attwaters Jameson Hill, è indice di un aumento di casi in cui le linee guida non sono propriamente rispettate, ai danni di pazienti che avranno conseguenze disastrose per tutta la vita.

d) Bambini vulnerabili curati male e lasciati con danni permanenti

Il personale dell’unica clinica di genere per bambini in Inghilterra, il Tavistock and Portman NHS Trust, afferma, tramite documenti trapelati e visionati dalla BBC Newsnight in un’indagine del 2018, che l’interesse verso il benessere dei pazienti “si è interrotto”.

I medici hanno segnalato la preoccupazione che alcuni pazienti siano stati indirizzati troppo rapidamente verso un percorso di transizione di genere dal Gender Identity Development Service (GIDS), il servizio gestito dal Tavistock, il quale però ha affermato di non aver riscontrato alcun problema in relazione alla sicurezza dei pazienti o all’approccio generale adottato dal GIDS, ma nelle trascrizioni delle interviste al personale medici le denunce sono preoccupanti.

Il documento di revisione descrive in dettaglio le preoccupazioni sollevate da alcuni medici sulla presunta pressione sul personale per indirizzare i pazienti al trattamento con bloccanti della pubertà, la mancanza di una solida base di prove a sostegno di questo trattamento e il background evidentemente travagliato di alcuni giovani indirizzati verso le terapie bloccanti. Questi includevano abusi sessuali e traumi passati come bullismo a scuola e in famiglia a causa della loro attrazione per soggetti dello stesso sesso, che possono essere fattori condizionanti e quindi rendere inappropriato e ingiustificato l’utilizzo di bloccanti.

Tra le gravi denunce evidenziate, quella di essere stati scoraggiati dal direttore del GIDS, Polly Carmichael, dal riferire al responsabile della protezione dei pazienti minori nominato dal Tavistock – figura presente anche in altre organizzazioni dell’NHS – e ai servizi sociali i casi in questione, per evitare ritorsioni e mancati avanzamenti di carriera.

I bloccanti della pubertà, a seconda del sesso, impediscono al corpo degli adolescenti di sviluppare i seni, l’avvio del ciclo mestruale, la crescita della barba o una voce più profonda.

Le linee guida dell’NHS aggiornate di recente sui bloccanti della pubertà riconoscono che poco si sa sui loro effetti a lungo termine, sull’impatto che potrebbero avere sul cervello e sull’apparato scheletrico dei bambini, sulla loro salute mentale e sessuale e sulla loro fertilità.

L’NHS afferma che i giovani dovrebbero essere indirizzati verso questo trattamento solo dopo un minimo di tre sessioni. Tuttavia, diversi membri del personale riferiscono che un membro della leadership del GIDS, Sarah Davidson, a volte indirizzava i bambini dopo solo uno o due appuntamenti.

BBC Newsnight ha mostrato alcune delle trascrizioni al Children’s Commissioner for England e ha contattato la Commissione sulla Qualità delle Cure, il CQC.

Entrambi erano interessati a parlare con le persone coinvolte, ma le ispezioni di routine sono attualmente sospese a causa della pandemia di coronavirus.

Conclusioni

Questi sviluppi, che stanno riportando il Sistema Sanitario Nazionale inglese ad una maggior prudenza rispetto ai temi della Identità di Genere, sulle cure per le persone che mostrano di non accettare la propria identità biologica, la somministrazione di ormoni ai minorenni, dovrebbero consigliare anche il nostro Governo ad agire con maggior cautela e anche con trasparenza. Il tema dell’identità sessuale dovrebbe essere trattato con una discussione trasparente e aperta ai contributi della società civile, degli esperti, delle associazioni familiari, non finire in Gazzetta Ufficiale senza essere mai passato per il Parlamento.

Inoltre, nella malaugurata ipotesi dell’approvazione del ddl Zan-Scalfarotto, il combinato disposto tra una aggravante fumosa come “l’omotransfobia” e queste disposizioni mediche, potrebbero portare a gravi problemi anche legali per i terapeuti, sia di tipo psicologico che medico, che dovessero affrontare questa tematica con i pazienti più problematici.

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