TRE APPROFONDIMENTI SUL FINE VITA

  In questo articolo la d.ssa Matilde Leonardi (Dirigente di Neurologia e disabilità all’istituto Besta di Milano) racconta come in Italia ci sia una grande rete formata da oltre 2.500 Associazioni che si occupano di sostenere, curare e, per quanto possibile, di riabilitare le persone con disturbi anche gravi della coscienza. Le Associazioni lavorano spesso in modo integrato con il Sistema Sanitario Nazionale. Questo permette all’Italia di essere un’eccellenza non solo nella cura ma anche nella ricerca in questo interessante e delicato campo scientifico.

  In this article, Dr. Matilde Leonardi (Director of Neurology and Disability at the Besta Institute in Milan) tells how there is a large network, in Italy, made up of over 2,500 Associations to support, take care and, as far as possible, rehabilitate people with serious disorders of consciousness. These Associations often work in an integrated and alongside the Italian National Health System. This allows Italy to be recognised as a world class excellence not only for treatments but also in the research in this interesting and delicate scientific field.


  In questo articolo il prof. Guizzetti del Centro Don Orione di Bergamo segue da oltre 20 anni un reparto di riabilitazione che assiste con dedizione persone in stato vegetativo o di minima coscienza. Nessun familiare delle persone assistite in questo centro ha mai chiesto che il proprio caro fosse “accompagnato a morire”. Il professore ci ricorda che nelle diagnosi di “stato vegetativo” c’è un alto tasso di errore che non permette di riconoscere che spesso il 40% dei malati è in stato di “minima coscienza” e può in qualche modo percepire e rispondere agli stimoli ambientali.

  In this article, Prof. Guizzetti, Director of the Centre “Don Orione” in Bergamo has been working for over 20 years in a rehabilitation department that assists, with dedication, people in a vegetative or with a minimum conscience state. No family member of the people assisted in this centre has ever asked their loved one to “let them go”. The professor reminds us that in the diagnosis of “vegetative state” there is a high rate of error that does not allow to recognise that, often, 40% of patients are in a state of “minimal consciousness” instead and that they can somehow perceive and respond to environmental stimuli.


  Nell’articolo qui di seguito il prof. Martin Monti, che si è laureato e specializzato tra Cambridge e Princeton, ci spiega come presso l’Università di Los Angeles (Ucla) dove è professore associato si stiano studiando delle modalità diagnostiche per riconoscere con più facilità tra persone in “stato vegetativo” da persone in stato di “minima coscienza”. In questo stato patologico il cervello è affetto da una “disconnessione” delle capacità di elaborare gli stimoli esterni ma attraverso stimolazioni adeguate e le neuro immagini è possibile ottenere delle risposte che in qualche modo ci permettono di comunicare.

  In the following article prof. Martin Monti, who graduated and specialised between Cambridge and Princeton, explains how at the University of Los Angeles (UCLA), where he is an associate professor, they are studying diagnostic ways to more easily recognise among people in a “vegetative state” and people in a state of “minimal consciousness”. In this pathological state the brain is affected by a “disconnection” of the ability to process external stimuli. Though, through adequate stimulation and neuro-imaging it is possible to obtain answers that in some way allow them to communicate.

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