Intervento ad Atreju di Emmanuele Di Leo, Vicepresidente Network “Ditelo Sui Tetti”, Presidente Steadfast (NGO)

Amici di Atreju, autorità, buonasera. Per me è una grande emozione essere qui. È la seconda volta che parlo da questo palco. La scorsa volta eravamo reduci dalla battaglia per il piccolo Alfie Evans, una vicenda che ci ha straziato il cuore e che ci ha insegnato quanto sia preziosa ogni singola vita. Oggi sono tornato per un’altra battaglia, diversa ma identica nello spirito: dare voce ad altri innocenti che non hanno voce.
Sono qui con una doppia responsabilità. Vi parlo come Vicepresidente del network ‘Ditelo Sui Tetti’, una rete che unisce oltre 100 organizzazioni un think tank che opera nella società a 360°, portando, nel cambio d’epoca, un diverso impegno pubblico dei cattolici. Ma vi parlo soprattutto con la polvere delle strade africane addosso, come Presidente di Steadfast. Chi è Steadfast? Siamo quelli che non si accontentano dei dossier scritti nei palazzi di vetro. Siamo quelli che vanno lì, dove le telecamere non arrivano, a fasciare le ferite e a difendere i diritti umani nel fango.
Questa doppia veste mi impone di non usare giri di parole. Il titolo del panel parla di ‘stragi dimenticate’. Ma la verità è che non sono dimenticate: sono ignorate.
C’è una differenza sostanziale. Dimenticare è un atto involontario; ignorare è una scelta politica colpevole.
Andiamo dritti al punto. I dati del Rapporto World Watch List 2025 di Porte Aperte sono una sentenza inappellabile. Nel mondo, oltre 380 milioni di cristiani soffrono livelli estremi di persecuzione. Ma c’è un dato che deve farci gelare il sangue. Su circa 4.500 cristiani uccisi nel mondo per la loro fede nell’ultimo anno, ben 3.100 sono stati massacrati in Nigeria.
Fateci caso: quasi il 70% dei martiri cristiani mondiali muore in una sola nazione. Per questo vi dico con forza: la Nigeria non è ‘un’ fronte. La Nigeria è IL fronte. È la trincea dove si decide se il Cristianesimo avrà ancora diritto di cittadinanza in Africa o se verrà spazzato via.
Ma chi sono i macellai? L’Occidente ci racconta la favola del ‘disordine’, della ‘povertà’ o del ‘cambiamento climatico’. Balle. Noi che siamo sul campo sappiamo che c’è una strategia precisa, portata avanti da tre attori che oggi voglio descrivervi in profondità:
Se pensate che io stia parlando di teoria, guardate cosa è successo proprio in questi mesi. A fine giugno, in un singolo villaggio, 200 cristiani sono stati bruciati vivi. Duecento persone. Uomini, donne, anziani che non sono riusciti a scappare dalle fiamme appiccate alle loro case. E mentre noi preparavamo questo evento, l’orrore è continuato.
Nello Stato di Kebbi, un commando ha assaltato una scuola e rapito 25 ragazze. Nello Stato del Niger, poche settimane fa, un attacco militare ha colpito la St. Mary’s Catholic School. Oltre 300 bambini portati via insieme ai loro insegnanti.
Conosciamo il dolore di quelle famiglie. Sappiamo cosa significa aspettare un figlio che non torna. Il rapporto di Porte Aperte ci dice che i cristiani rapiti nell’ultimo anno sono stati 2.830 solo in Nigeria. Ma capiamo bene la strategia dietro il rapimento di un bambino cristiano. Non è solo per chiedere un riscatto. È un messaggio mafioso e ideologico alla famiglia: ‘Se tu educhi tuo figlio al cristianesimo, noi te lo portiamo via’. Vogliono distruggere la famiglia cristiana spezzando il legame tra genitori e figli, per cancellare il futuro della comunità.
Di fronte a questo, il mondo si divide. Dagli Stati Uniti arriva finalmente un segnale forte. Il Presidente Donald Trump ha dichiarato poco tempo fa’ che non tollererà più il massacro dei cristiani, definendo la situazione in Nigeria per quello che è e minacciando di tagliare i fondi se le violenze non cesseranno. Può piacere o no, ma questa è una presa di posizione. È il coraggio di chiamare il male con il suo nome.
E l’Europa? L’Europa balbetta. Il Parlamento Europeo ha istituito la figura dell’Inviato Speciale per la libertà religiosa. Una figura che dovrebbe urlare per questi morti. Ebbene, qual è la situazione oggi? Quella poltrona è vuota. La carica è vacante. E quando è stata occupata in passato, è stata lasciata senza risorse reali, senza staff, senza potere politico. È una foglia di fico burocratica. Mentre in Nigeria si muore, a Bruxelles si accontentano di creare una casellina nell’organigramma e lasciarla vuota.
Dobbiamo dire basta. I dati sono chiari: la Nigeria riceve miliardi dall’Occidente. La mia proposta è semplice: condizionalità stretta.
Vuoi i fondi della cooperazione italiana ed europea? Devi proteggere le tue minoranze. Devi dimostrarmi che i colpevoli dei massacri finiscono in galera. Devi dimostrarmi che il tuo esercito difende le scuole cristiane, non che arriva dopo a contare i morti. Non possiamo più finanziare governi che incassano i nostri soldi con una mano e con l’altra si coprono gli occhi davanti al sangue dei nostri fratelli.
Perchè, e concludo, tutto questo orrore ha una conseguenza devastante: l’esodo. Quando ti bruciano la casa, quando ti rapiscono i figli, quando la tua terra diventa un cimitero, non hai scelta: scappi. Il rapporto di Porte Aperte lancia un allarme che non possiamo ignorare: sta nascendo una ‘Chiesa Profuga’. Solo nell’Africa Subsahariana ci sono oltre 16 milioni di cristiani sfollati.
Sedici milioni. È una cifra spaventosa. È un intero popolo di Dio sradicato, costretto a vivere in campi profughi dove spesso subisce una doppia discriminazione proprio perché cristiano. Non possiamo accettare che il Cristianesimo venga cancellato dalla geografia africana. Non possiamo accettare che la Chiesa diventi solo un popolo di profughi in fuga. Il nostro dovere è fermare questa emorragia. È garantire che un cristiano possa vivere, pregare e crescere i suoi figli nella terra dei suoi padri. Aiutiamoli a restare, difendiamoli dal male, perché una Chiesa costretta a fuggire è una sconfitta per la libertà di tutti noi.
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