SPAGNA: GLI PROPONGONO L’EUTANASIA, MA LUI SCEGLIE LA VITA

“Che bella società che stiamo creando. Oggi è venuta a trovarmi un’assistente sociale. Mi ha chiesto quale fosse la mia volontà nel caso un giorno mi ritrovassi attaccato ad una macchina o fossi costretto ad alimentarmi artificialmente. Ossia così come lo sono ora. Non era cieca. Poi mi ha offerto l’eutanasia. Uno schifo”
A denunciare l’accaduto sul suo account Twitter è Jordi Sabaté Pons, un ragazzo spagnolo di 37 anni che soffre di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) da sette anni, ma la diagnosi definitiva gli è stata data quattro anni fa.
La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia degenerativa mortale e, nonostante questa patologia non abbia cure, Jordi ha trovato la formula per essere felice.
Jordi è uno dei volti più visibili nella lotta contro l’eutanasia in Spagna. Il suo spirito irrequieto e il suo modo di affrontare la malattia con un buon senso dell’umorismo, come esprime sui suoi social network, gli hanno dato una certa notorietà. Su Twitter ha più di 79.000 follower e più di 20.000 utenti iscritti al suo canale YouTube dove tiene interviste che chiama “interviste coi miei occhi”. È infatti attraverso gli occhi che riesce a scrivere e parlare coi suoi followers e interlocutori.
L’eutanasia in Spagna è legale e proprio in occasione dell’approvazione della legge, Jordi scrisse che “La priorità dovrebbe essere investire tutte le risorse sociali ed economiche nei malati affinché non debbano vedersi obbligati a chiedere aiuto per morire”.
“Attualmente il governo ci aiuta solo a morire e, se scegliamo di vivere e non abbiamo risorse finanziarie per pagare le nostre cure, la nostra unica opzione è la morte, cioè non possiamo scegliere ad armi pari, se vogliamo vivere o morire. Non abbiamo libertà di scelta. È terrificante.
Il 96% dei malati di SLA in Spagna non può permettersi il costo della malattia. Sono estremamente fortunato che, grazie all’aiuto finanziario di alcuni parenti, posso pagare le mie cure vitali a domicilio 24 ore al giorno. Se non fosse stato per loro, sarei stato costretto a morire molto tempo fa. L’unico aiuto pubblico che ricevo è una pensione che non mi permette nemmeno di pagare l’affitto della mia casa. Lotto per i diritti dei malati di SLA che non hanno risorse per vivere”.
Steadfast si batte da sempre contro la cultura dello scarto e questo è un clamoroso autogol per i promotori dell’eutanasia che vengono ora additati come insensibili e incapaci di capire chi avevano realmente davanti: un giovane affetto da una grave malattia ma allo stesso tempo pienamente realizzato e innamorato della vita. Un uomo che offre un messaggio completamente opposto rispetto a quello veicolato da coloro che vogliono spalancare le porte alla possibilità di farla finita innanzi a malattie del corpo e della psiche.

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