L’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani (OHCHR) descrive la Libia come un “incubo senza fine”, denunciando un modello di sfruttamento diventato normalità. Tuttavia, per Steadfast, limitarsi a condannare le atrocità senza scardinare i complessi meccanismi criminali che le rendono possibili significa restare in superficie. La tutela dei diritti umani non può essere scissa da una gestione rigorosa dei flussi: la dignità umana non si difende con l’indifferenza, ma con la fermezza della legalità e la lungimiranza della cooperazione. I dati del Global Report on Trafficking in Persons 2024 dell’UNODC confermano che la tratta è ormai la seconda economia illecita al mondo e che il 74% dei trafficanti opera all’interno di reti strutturate con relazioni di tipo imprenditoriale. In Libia, questo fenomeno è alimentato da un mosaico di attori che cooperano per il profitto: milizie locali, clan e organizzazioni criminali transnazionali che, come evidenziato dalla Commissione Europea (COM/2025/8), operano approfittando dell’instabilità politica per massimizzare i proventi dello schiavismo moderno.
In questo contesto, la proposta dell’ONU di una moratoria sulle intercettazioni e sui rimpatri appare una soluzione parziale e potenzialmente pericolosa. Sospendere i rimpatri forzati senza aver prima smantellato le centrali del traffico rischierebbe di alimentare l’effetto “pull factor”, consegnando nuove vittime nelle mani di aguzzini pronti a capitalizzare sulla disperazione. Come sottolineato dal nostro Presidente, Emmanuele Di Leo, l’accoglienza indiscriminata non è la soluzione, ma la precondizione dello sfruttamento, poiché non esiste dignità nell’illegalità e ogni persona che sfugge al controllo delle autorità statali diventa automaticamente preda delle mafie. Per uscire dall’emergenza c’è bisogno di un cambio di rotta che superi il mero assistenzialismo e punti alla sovranità e allo sviluppo, applicando quella che Di Leo definisce “leadership dell’ascolto”: non aiuti a pioggia, ma investimenti in infrastrutture critiche concordati con le autorità locali per rendere effettivo il “diritto a non migrare”.
Il Piano Mattei rappresenta, in questa prospettiva, la cornice strategica per intercettare la disperazione prima che raggiunga le coste libiche. È necessario consolidare la cooperazione con i paesi di origine e di transito che presentano condizioni di stabilità istituzionale, agendo preventivamente lungo la rotta per garantire protezione reale e identificazione certa, svuotando così il mercato dei trafficanti in Nord Africa. Parallelamente, sul piano normativo, Steadfast sostiene l’adozione di protocolli internazionali di contrasto alla tratta che permettano un salto di qualità nell’attività di intelligence e, soprattutto, nell’attivazione di misure di prevenzione patrimoniale aggressiva, mutuando l’efficacia delle procedure d’urgenza utilizzate nel contrasto al terrorismo. Colpire i flussi finanziari e sequestrare i beni dei trafficanti con procedure accelerate è l’unico strumento concreto per rendere il crimine della tratta economicamente insostenibile.
Il rapporto ONU sulla Libia deve essere un monito per agire sulle cause profonde, non un alibi per smantellare i sistemi di sicurezza. Difendere l’essere umano significa combattere chi lo mercifica con la concretezza dello sviluppo e il rigore delle leggi. Solo così potremo garantire che nessuno sia più costretto a scomparire nel lato torbido delle migrazioni.
© Copyright 2024 Steadfast | Privacy policy