NigeriAid: Un futuro migliore per Igbedor

E’ assurdo pensare che nel 2013 ci siano posti nel mondo dove l’uomo viva in situazione di totale precarietà. Oggi vi raccontiamo la parte del nostro Diario d’Africa, che più ci ha toccato e allo stesso tempo spronato ad impegnarci sempre di più.

Dopo mesi di corrispondenza con una nuova amica, sul social network Facebook, conoscenza avvenuta per “caso”,  anche se al caso non crediamo, ci ritroviamo in una jeep avvolta in un enorme polverone mentre percorre la strada che ci accompagna dritta ad un piccolo “molo” per poi giungere a Igbedor, isola nei pressi del Delta del Niger.
In macchina con noi una donna, una religiosa, che continua ogni giorno a portare avanti la sua vocazione: essere a totale servizio dei più bisognosi. E’ minuta, di mezza età, con una tempra di un leone… dallo sguardo deciso e il fare umile e cordiale. Mesi addietro nella corrispondenza si evidenziava la grande necessità di aiuto per la sua comunità e a tal proposito uno degli obiettivi della nuova tappa nigeriana di Steadfast, è stato proprio questo.
L’abbiamo incontrata ad Asaba e nella mezzora di tragitto che ci separava dal molo, ha raccontato la sua storia fatta di scelte e di totale donazione e fede. “Lascia tutto e seguimi!” Così la donna si è abbandonata alla sequela della sua vocazione, abbandonandosi completamente al volere di Dio e nella consapevolezza di una vita difficile, di totale rinuncia. Santa Teresa d’Avila diceva: “La cosa più importante è non pensare troppo e amare molto. Per questo motivo fate ciò che più vi spinge ad amare”. Bene, Suor Enza, questo il suo nome, oggi lo sta facendo con tutte le sue forze.
Tornando al Diario, siamo giunti sulle rive del Niger che si manifesta imponente. Dalle misteriose e torbide acque, incute timore anche ai nostri amici nigeriani, Charly e Malaky. Un po inconsciamente e con senso di sfida, tutta la squadra Steadfast e la nostra nuova amica, salpa alla volta di Igbedor. E’ tanta l’emozione e la voglia di arrivare che i 45 minuti di navigazione passano in un batter d’occhio. La nostra imbarcazione è molto caratteristica, tutta in legno, con molti anni di navigazione, vedendone lo stato, con la massima capienza di 12, 15 persone. Il peso mette a dura prova la barchetta, che sembra quasi abbandonassi alla grande mole di materiale umano a cui viene sottoposta. Guardando ai lati dello scafo, il fiume prova ad entrare approfittando del peso, ma oggi non è il suo giorno fortunato, ma bensì il nostro. La natura nel tragitto si manifesta in tutto il suo splendore.
E’ affascinante stare lì e guardare questi luoghi. Tanto è lo stupore, che l’assordante rumore del motore che ci spinge verso Igbedor, non viene percepito dal nostro udito. Siamo tutti in contemplazione di un Creato a noi sconosciuto, visto solo dietro uno schermo o in una fotografia. Siamo quasi arrivati e iniziamo ad intravedere l’altra parte del fiume, dove vive una famiglia non di natura biologica ma spirituale. Vive una famiglia di pescatori, una famiglia formata di uomini, donne e bambini, che nel nulla ci doneranno l’essenza del tutto. Che emozione nel solcare le acque del Niger, come se non avessimo mai navigato… Che emozione nell’attesa d’incontrare chi sulla riva è lì che ci aspetta.
Eccoci arrivati, l’isola di Igbedor si presenta in tutta la sua umile semplicità, con una popolazione di 8000 persone di cui 5000 bambini, stando all’ultimo censimento governativo. Inizialmente scorgiamo qualche casetta, fatta di canne e fango, una donna con il suo bimbo viene verso di noi sorridendo… si percepisce nell’aria che questa giornata sarà un’esperienza molto forte ed indimenticabile.
Proseguiamo nel camminare e i racconti di Suor Enza, avuti via corrispondenza elettronica, prendono forma.  Dopo cinque minuti di cammino ci ritroviamo davanti al ponte “Speranza”, costruito con la partecipazione e la fatica di tutti gli abitanti, per permettere una via di entrata e di uscita dal villaggio quando il Niger, durante la stagione delle piogge, sommerge una gran parte dell’isola…
Siamo emozionati, appena passato il ponte entreremo nel villaggio e… davanti a noi, con tutta la sua energia, forza e vitalità, il futuro di Igbedor. Varcato il ponte in poco tempo entriamo nel villaggio. Quaranta gradi, fa caldo e i nostri passi uno dietro l’altro procedono ritmicamente sul sentiero di terra rossa, il silenzio è rotto dalle gioiose risate di tanti bambini… In pochi secondi siamo completamente inondati dal fiume di gioa di tanti amorevoli ometti. E’ un’emozione fortissima per tutti!
Dopo la gioia di vedere l’innocenza in tutta la sua bellezza, ecco che arriva il boccone amaro, quello molto difficile da digerire. Guardando meglio i tanti bambini, ci accorgiamo che molti di loro sono nudi, con ernie ombelicali pronunciate e stomachi gonfi, perché malati. La nostra cara Amica, dallo volto sempre allegro e apparentemente sorridente, ha lo sguardo triste, lo sguardo di chi sta per perdere la speranza, lo sguardo di chi si sente abbandonato dalle istituzioni, lo sguardo di chi sa cosa è la sofferenza. Aumenta il passo, lasciandosi dietro le urla festose dei bimbi. Ci racconta che la situazione è disperata. L’Isola non ha energia elettrica al di fuori di un piccolo generatore, che serve a dare un minimo di corrente ad una sola abitazione. Ci racconta che l’acqua non c’è e quella in bottiglia è un costo che non ci si può permettere. Alla nostra futile domanda: “cosa bevete allora?” La risposta colpisce diretta come un fendente al volto: “l’acqua del Niger e quando piove, l’acqua piovana”.
Bhè io che scrivo questo Diario, mi domando come sia possibile nel 2013 che 8000 anime rimangano senza acqua e corrente elettrica a 45 minuti di distanza da una delle città più commerciali della Nigeria? Come è possibile?! Non voglio trasformare questa tappa del nostro Diario in una tribuna politica che come consuetudine affronta dialoghi tra finti sordi, ma spero vivamente che voi che state leggendo queste righe, vi interroghiate come lo abbiamo fatto noi!
Con Suor Enza avevamo già parlato del problema acqua, via email. Consapevoli, quindi, la Steadfast ha preso contatto con un dirigente del dipartimento di chimica del Ministero della Salute italiano, per cercare di trovare una soluzione plausibile al problema. Con noi hanno viaggiato anche due contenitori, che sono serviti a raccogliere due campioni di acqua del Niger, per permetterci una accurata analisi delle acque e analisi batteriologica. Tale esame unito alla ricerca di fondi per acquistare un depuratore, ci permetterà di avviare uno dei primi progetti per Igbedor: rendere potabile l’acqua.
Per ovviare al problema elettricità, Steadfast sta contattando dei produttori d’impianti fotovoltaici con l’intendo che possano essere donati per dare energia a Igbedor.
Continuando la nostra visita sull’Isola, Suor Enza, ci parla di un altro sogno, quello formativo. La formazione è alla base per costruire un futuro nuovo e la Suora sta provando ad ovviare anche a questa richiesta. Attualmente le lezioni per i bambini e ragazzi, vengono effettuate a cielo aperto. Si, proprio, letteralmente a cielo aperto.
A pochi metri da noi delle fondamenta di una futura scuola, che Suor Enza ha fatto costruire con i suoi pochi risparmi e con piccole donazioni.. Le fondamenta costruite in maniera improvvisata da una società dell’otre Niger, lascia intravedere carenze che saranno fatali per il futuro edificio. Avvalendoci della consulenza di ottima professionalità, Steadfast ha rivisitato e continuerà a rivisitare tutta la progettazione, per rendere, in un futuro breve, quelle fondamenta una scuola sicura per tanti studenti.
Molte sono le difficoltà che Igbedor si trova ad affrontare ogni giorno: malattie, mancanza d’acqua, di elettricità, di strutture abitative, di strutture formative, di cibo avendo mancanza di agricoltura e allevamento di bestiame, di trasporti adeguati per far spola con la terra ferma…..
La nostra visita a Igbedor e dalla cara Amica Suor Enza, ci lascia un segno indelebile e la grande responsabilità di fare e di fare presto.
Dopo un pranzo preparato con tutte le tradizioni del posto e con quel pizzico d’italianità, che ci ha fatto sentire a casa, la squadra Steadfast riparte verso l’entroterra nigeriano, con tanta nostalgia di Igbedor, con quel magone che non ti fa dormire la notte e con quella energia di voler fare perché, volere è potere! Grazie Suor Enza per la tua testimonianza di vita e stai sicura che da oggi ti sentirai meno sola e noi ci sentiremo con una grande responsabilità in più, che speriamo di riuscire a trasmettere a molti per far sì che Igbedor diventi un posto migliore dove poter vivere!!!!
Tu che hai appena finito di leggere questa pagina del nostro Diario d’Africa, che cosa stai aspettando?! Se vuoi aiutare ed aiutarci ad aiutare Igbedor, contattaci subito, anche il tuo piccolo aiuto può fare molto!
Le fotografie di questo articolo sono soggette a © Steadfast Onlus – 2013
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