MESSICO: LA MATERNITA' SURROGATA NON PIACE A TUTTI

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MESSICO: LA MATERNITA’ SURROGATA NON PIACE A TUTTI

MESSICO: LA MATERNITA’ SURROGATA NON PIACE A TUTTI

Fino ad oggi, in Messico non esisteva una legge federale che vietasse la maternità surrogata. Era competenza di ogni singolo Stato regolamentarla, proprio come negli Stati Uniti, quindi ognuno aveva una legislazione diversa.
Non avere una legislazione specifica e vietarne l’utilizzo non è la stessa cosa. L’accettazione e la regolamentazione della maternità surrogata adattandola alle norme vigenti, anche se non specifiche, ha fatto di Città del Messico una delle mete più ambite dei genitori intenzionali offrendosi come alternativa al mercato statunitense e canadese.
Sinaloa e Tabasco, unici due Stati messicani dei 31 che compongono la federazione, hanno provveduto da tempo a regolamentare la maternità surrogata. Per anni lo Stato di Tabasco è stato, tra i due, quello con le leggi esplicite e più permissive, fino al gennaio 2016 quando questa pratica è stata vietata alle coppie omosessuali e agli stranieri.

Il 7 giugno le femministe messicane, vestite come i personaggi di “The Handmaid’s Tale” (romanzo che ritrae un mondo distopico in cui gli uomini usano solo le donne come serve e per procreare), hanno protestato contro la Corte Suprema di Giustizia della Nazione (SCJN) perché, la scorsa settimana nel bel mezzo della chiusura delle campagne per le elezioni del 6 giugno, ha approvato la maternità surrogata sia “altruistica” che commerciale e ha persino invalidato le disposizioni dello Stato federale di Tabasco che proibivano l’accesso alla maternità surrogata alle coppie omosessuali e agli stranieri.
Sui loro striscioni si leggeva:“Le donne non sono merce, no alla maternità surrogata”.

L’attivista Laura Lecuona, in una lettera indirizzata al SCJN, scrive:“Approvando che donne e bambini sono considerati beni che possono essere affittati o acquistati, ci stanno voltando le spalle. Non sono con i nostri diritti umani, sono con coloro che vogliono mercificare i nostri corpi”.
Noi condividiamo questa loro affermazione e aggiungiamo che la maternità surrogata non riguarda solo la donna/mamma ma coinvolge un altro soggetto molto spesso dimenticato: il bambino. Anche ai bambini nati da maternità surrogata vengono negati i diritti. Sono considerati merce di scambio a seguito di un accordo economico alla stregua di un qualunque oggetto.
Se pensavate che la schiavitù fosse stata abolita, questa è la nuova forma di schiavitù, la negazione della dignità umana.

 


 

 

🇬🇧  MEXICO: NOT EVERYONE LIKE SURROGACY

Until now, there was no federal law in Mexico that prohibited surrogacy. It was the responsibility of each individual state to regulate it, just like in the United States, so everyone had different legislation.
Not having a specific legislation and prohibiting its use is not the same thing. The acceptance and regulation of surrogacy by adapting it to current regulations, even if not specific, has made Mexico City one of the most sought-after destinations for intentional parents, offering itself as an alternative to the US and Canadian market.
Sinaloa and Tabasco, the only two Mexican states out of the 31 that make up the federation, have long since taken steps to regulate surrogacy. For years, the State of Tabasco was, between the two, the one with the explicit and most permissive laws, until January 2016 when this practice was forbidden to homosexual couples and foreigners.

On 7 June, Mexican feminists, dressed as the characters of “The Handmaid’s Tale” (a novel that portrays a dystopian world in which men only use women as servants and to procreate), protested against the Supreme Court of Justice of the Nation ( SCJN) because, last week in the midst of closing campaigns for the June 6 elections, it approved both “altruistic” and commercial surrogacy and even invalidated the provisions of the federal state of Tabasco prohibiting access to motherhood surrogate for homosexual couples and foreigners.
Their banners was: “Women are not commodities, no to surrogacy.”

Activist Laura Lecuona, in a letter addressed to the SCJN, writes: “By approving that women and children are considered assets that can be rented or purchased, they are turning their backs on us. I am not with our human rights, I am with those who want to commodify our bodies ”.
We share their statement and add that surrogacy does not only concern the woman / mother but involves another very often forgotten subject: the child. Even children born of surrogacy have their rights denied. They are considered a bargaining chip following an economic agreement in the same way as any object.
If you thought that slavery had been abolished, this is the new form of slavery, the denial of human dignity.

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