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LE ASSOCIAZIONI DELLA PUBBLICA AGENDA “SUI TETTI “AI PARLAMENTARI: “NON SI POSSONO ABBANDONARE E FAR MORIRE DEPRESSI E DISABILI. CHI VUOLE OTTENERE L’ESITO REFERENDARIO BOCCIATO DALLA CORTE?”

LE ASSOCIAZIONI DELLA PUBBLICA AGENDA “SUI TETTI “AI PARLAMENTARI: “NON SI POSSONO ABBANDONARE E FAR MORIRE DEPRESSI E DISABILI. CHI VUOLE OTTENERE L’ESITO REFERENDARIO BOCCIATO DALLA CORTE?”

Steadfast per voce del suo presidente Emmanuele Di Leo, è intervenuta oggi alla conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, sul disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita.

Alla conferenza stampa è stata presentata la lettera ai parlamentari delle oltre 70 associazioni del laicato cattolico che lo scorso 9 marzo 2022 presso l’Aula Magna della Pontificia Università dell’Angelicum in Roma avevano presentato la Pubblica Agenda “Ditelo SUI TETTI (Mt. 10,27)”. E con tale lettera sono state spedite le 55 proposte come concreto supporto a un dialogo sulle questioni ritenute prioritarie (https://www.suitetti.org/agenda/). “Proprio perché crediamo in un confronto franco con tutte le forze parlamentari -hanno spiegato nella conferenza stampa svolta a Montecitorio- abbiamo subito chiesto di riaprire un dialogo nel merito di quanto deliberato dalla Camera dei deputati in materia di morte volontaria medicalmente assistita il 10 marzo scorso (AC 2 e altri), divenuto ora il disegno di legge del Senato n. 2553”. Perché, “al netto delle valutazioni di merito – si legge nella lettera – quanto votato è troppo lontano dai riferimenti costituzionali fissati dalla Consulta con le sentenze n. 242/19 e n. 50/2022”.

“Dall’inizio del percorso legislativo – hanno illustrato come prima ragione della richiesta – sono state del tutto trascurate le cure palliative, che la sentenza 242/19 aveva invece definito diritti essenziali della persona e persino pre-requisito di ogni ipotizzato percorso di morte medicalmente assistita”.

“Durante l’iter nelle Commissioni – hanno poi aggiunto- è stato molto ampliato il perimetro descritto dalla Corte costituzionale nella stessa pronuncia 242: per chiedere la morte in un ospedale basterebbe una condizione clinica irreversibile, anche se la sentenza 50/22 esclude ci si possa riferire a situazioni di natura del tutto diversa dalle fasi terminali”. Così ponendo ai parlamentari una domanda che non può restare senza risposte: “Un disabile o un depresso devono dunque essere indotti a morire?”.

Purtroppo, secondo l’Agenda “SUI TETTI” proprio questo sembra essere l’esito di ciò che ha voluto la Camera il 10 marzo. “Il voto dell’aula di Montecitorio -hanno chiosato le associazioni- non solo ha reso molto facile l’accesso all’eutanasia modificando l’art. 3, comma 2, ma ha addirittura esplicitamente negato ogni ruolo alle condizioni sociali e familiari”. “Ma così -hanno osservato- si favoriscono proprio quelle condizioni di abbandono e di solitudine che espressamente la sentenza n. 50/22 della Corte aveva chiesto di evitare, per non esporre specie le persone più deboli e vulnerabili a scelte estreme e irreparabili”. “Davvero – si sono infine domandati i promotori della lettera ai parlamentari – pensiamo che attuare scelte di morte negli ospedali su persone colpite dalla depressione o disabili sia conforme a quel «quadro costituzionale, che guarda alla persona umana come a un valore in sé, e non come a un semplice mezzo per il soddisfacimento di interessi collettivi», come ancora ammonisce la sentenza 50 del 15 febbraio 22?”.

“E chi vuole ottenere per via legislativa ciò che per via referendaria è stato già dichiarato contro la Costituzione?”.

“Le risposte – hanno auspicato concludendo- si devono sentire … SUI TETTI!!”.

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