La famiglia e la comunità: il buon esempio degli africani

Il presidente di Steadfast Onlus, Emmanuele Di Leo, racconta la sua esperienza in Nigeria


Roma, 13 Giugno 2014 (Zenit.org) di Luca Marcolivio

L’Africa è un continente estremamente ricco. Non solo di risorse naturali ma in primo luogo di valori umani: la famiglia, il senso della comunità, lo spirito di totale donazione verso il prossimo.

Dagli africani, che rimangono un popolo in via di sviluppo e hanno bisogno del nostro appoggio economico e soprattutto morale, possiamo davvero ricevere molto e numerose sono le fondazioni e le onlus che permettono un aiuto per queste popolazioni anche senza grossi sforzi.

Tra queste la Steadfast onlus, un’organizzazione umanitaria che ha posto come elemento centrale della propria attività, la cooperazione internazionale verso quei Paesi che versano in un costante stato di disagio economico e sociale.

Attraverso una puntuale opera di sensibilizzazione, come oggi, ad un’opera di promozione di iniziative culturali, di raccolta fondi e realizzazione di progetti di cooperazione, la Steadfast è impegnata a promuovere la difesa del diritto alla vita, alla salute, all’istruzione, al lavoro in tutte le zone del mondo.

Punta di diamante dell’attività internazionale di Steadfast è l’opera umanitaria che, da più di un anno, si svolge in Nigeria, illustrata dal presidente della onlus, Emmanuele Di Leo, durante un recente incontro al Comune di Albano, sul tema Africa, solidarietà e famiglia.

“La mia personale esperienza in Nigeria mi ha fatto notare una cosa molto importante, che noi europei, stiamo dimenticando: l’essenza del vivere – ha raccontato Di Leo -. Per arrivare a questo ragionamento, e cosa molto importante per cooperare in Africa, ho dovuto annullare ogni tipo di pensiero, tempo o usanza occidentale. Mi sono dovuto immergere al 100% nel loro essere, nel loro agire e pensare”.

Il soggiorno africano ha aiutato il presidente di Steadfast a “comprendere e rinascere”, in particolare a rinascere a “valori fondamentali” a partire dalla famiglia e dal senso della solidarietà comunitaria.

L’opulenza occidentale, ha spiegato Di Leo, talora ci fa “perdere l’essenza del vivere” e del godimento della condivisione di un tempo di gioia, in famiglia o tra amici. “Oggi non si riesce più a far questo, perché il telefono squilla, in tv c’è il programma tanto atteso, arrivano le notifiche di Facebook sull’Ipad, Marco mi cerca su Twitter…”, ha commentato.

L’elemento che fa davvero la differenza tra noi europei e gli africani, tuttavia, è un altro: noi, ricchi – sia pure meno che in passato – non facciamo più figli, li vediamo “come un peso”. Gli africani, poverissimi, “non pensano al peso dei figli perché hanno un concetto diverso della famiglia: avere più figli vuol dire la gioia, la sicurezza per il futuro”.

Mentre in Europa i figli sono visti come un costo, in Africa i bambini sono accolti come un “investimento”, non tanto economico, quanto “affettivo”. Per gli africani “avere più figli vuol dire la gioia, la sicurezza per il futuro, si pensa che anche la vecchiaia sarà più tranquilla se ci sono figli e nipoti che possono prendersi cura dei genitori, dei nonni”.

In Africa, il padre è ancora “il responsabile di tutto il nucleo familiare”, mentre la madre bada al focolare domestico e all’educazione dei figli. “Se le sue direttive non vengono eseguite, riferirà al marito il quale cercherà di parlare e riprendere i figli”, ha raccontato Di Leo, domandando poi al pubblico presente: “Vi ricorda qualcosa questo senso di famiglia?”.

È anche vero che, di fronte a famiglie africane numerose, immigrate in Europa, spesso sovvengono commenti del tipo: “Guarda un po’ questi africani! Vengono in Europa senza un soldo, non sanno di che vivere e si permettono anche di fare 4, 5 figli…”.

La verità è che “un africano non si sente realizzato nella vita se non ha uno o più figli” e che, per lui, la comunità viene prima dell’individuo. Un loro detto afferma: “Non esisto io ma tutti noi”. Il senso della comunità viene insegnato ai bimbi sin dai primissimi anni di vita e viene conservato in modo forte, anche dagli immigrati in Europa.

“Ogni gesto di un solo membro può essere motivo di vanto o di vergogna dell’intera famiglia. L’individualismo viene considerato come una mancanza di rispetto, la ricerca di un vantaggio personale spesso un errore. Bisogna sempre ricercare l’interesse di tutta la comunità in egual modo”, ha raccontato ancora Di Leo.

Per questi e per altri motivi, le comunità africane “hanno molto da darci”, specie laddove favoriscono e proteggono “alcuni valori che ultimamente in alcuni Paesi occidentali, stiamo perdendo di vista”, ha poi concluso il presidente di Steadfast.