di Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast
Ogni 30 luglio le Nazioni Unite chiedono al mondo di guardare in faccia il commercio di esseri umani, e ogni anno mi accorgo che la fotografia che ne esce somiglia sempre meno a quella che abbiamo in testa. Il tema scelto quest’anno dall’UNODC è Trapped Behind the Scam, e riguarda la tratta finalizzata alla criminalità forzata. Uomini e donne vengono reclutati con annunci di lavoro fasulli, privati dei documenti all’arrivo e rinchiusi in complessi sorvegliati, dove li costringono a truffare online migliaia di altre persone. Chi organizza queste operazioni ha letto il mercato con anni di anticipo su chi dovrebbe contrastarlo.
I numeri raccontano quanto sia stato rapido lo spostamento. L’ultimo Rapporto globale dell’UNODC, pubblicato nel dicembre 2024 su dati relativi al 2022, segnala che la tratta a fini di criminalità forzata è passata dall’uno per cento delle vittime individuate nel 2016 all’otto per cento del 2022, arrivando al terzo posto per numero di vittime. Lo stesso rapporto registra un aumento del 25 per cento delle vittime individuate rispetto al 2019 e colloca i minorenni al 38 per cento del totale. Secondo la stima congiunta di ILO, Walk Free e OIM, nel 2021 vivevano in condizione di schiavitù moderna cinquanta milioni di persone, ventotto milioni delle quali in lavoro forzato.
L’Europa fa parte del quadro. Secondo i dati diffusi da Save the Children, nel 2024 sono state identificate circa 9.500 vittime nei Paesi dell’Unione, per lo più in Francia e in Italia, e i minorenni ne rappresentano il 16 per cento, in crescita sull’anno prima. Nel primo semestre del 2026 in Italia le persone segnalate sono state 1.581, tra cui 95 minorenni, e l’84 per cento di questi ultimi sono maschi, in prevalenza diciassettenni arrivati dal Bangladesh. Chi da noi discute di tratta lo fa ancora con le categorie del 2016.
La conferma più chiara arriva dalla Nigeria. L’agenzia federale antitratta NAPTIP ha reso noto che tutti i 156 cittadini nigeriani liberati fra gennaio e luglio erano stati trafficati verso centri di truffa online, in prevalenza nella regione del Mekong, dopo essere stati attirati con false promesse di impiego nell’informatica o nelle criptovalute. La direttrice generale Binta Adamu Bello le ha descritte come giovani istruiti e a proprio agio con la tecnologia, un profilo che rovescia l’immagine consolidata della vittima priva di istruzione. La più giovane aveva sedici anni. La stessa agenzia ha individuato in territorio nigeriano alcune “accademie” dove i ragazzi venivano addestrati all’estorsione online. L’OIM ha assistito 1.513 vittime in Africa occidentale e centrale nei primi sei mesi e mezzo di quest’anno, 12.308 dal 2017, e segnala che quattro dei primi dieci Paesi di destinazione si trovano dentro la regione stessa. Il traffico africano alimenta l’Europa e ormai anche se stesso, lungo rotte che al Mediterraneo non arrivano mai e di cui da noi non parla nessuno.
Si sente ripetere da anni che occorre sensibilizzare i giovani africani sui rischi della partenza. Le campagne informative hanno però un limite evidente, perché il trafficante tiene in mano l’unica speranza disponibile, e finché resterà l’unica continuerà ad avere clienti, informati o meno che siano. Vale anche per i laureati che finiscono nei compound asiatici, i quali sospettavano benissimo che un’offerta troppo buona nascondesse qualcosa e sono partiti lo stesso, perché a casa non c’era niente che somigliasse a quell’offerta. Una scuola che funziona toglie mercato ai trafficanti assai più di qualunque manifesto.
Il 16 luglio è entrato in vigore il decreto legislativo 115 del 2026, che recepisce la direttiva europea 2024/1712 e ha ricevuto poca attenzione. Gli articoli 600 e 601 del codice penale sono stati aggiornati, e fra le forme di sfruttamento rientrano ora esplicitamente lo sfruttamento della maternità surrogata, il matrimonio forzato e l’adozione illegale, mentre il nuovo articolo 601.1 punisce con la reclusione fino a tre anni chi si avvale consapevolmente delle prestazioni di una vittima di tratta. La previsione riguarda le donne costrette o ingannate a prestarsi come madri surrogate e lascia impregiudicata la disciplina nazionale della materia. Resta però il fatto che il legislatore europeo, e dietro di lui quello italiano, ha collocato quella pratica dentro il perimetro dello sfruttamento, riconoscendo che il corpo di una donna può essere ridotto a merce anche attraverso procedure che hanno la forma del contratto. Per anni, quando lo dicevamo, ci siamo sentiti rispondere che facevamo ideologia.
Resta il nodo che nessuna giornata mondiale può sciogliere. La tratta comincia molto prima della frontiera, là dove mancano la scuola e il lavoro e dove lo Stato lascia campo libero a chi si presenta al suo posto con un’offerta. Alla frontiera la incontriamo soltanto quando è ormai avvenuta. Ogni strategia di cooperazione, Piano Mattei compreso, finirà per essere giudicata sulla capacità di costruire alternative reali nei luoghi di partenza.
Si può finanziare a distanza, si può denunciare a distanza, e sono cose utili. Però per sottrarre una persona a chi la vende bisogna trovarsi lì prima del trafficante, e questo richiede anni di radicamento che quasi nessuno ha voglia di finanziare.
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