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IL SUICIDIO ASSISTITO NON PUÒ MAI ESSERE UNA MORTE ALTRUISTICA

IL SUICIDIO ASSISTITO NON PUÒ MAI ESSERE UNA MORTE ALTRUISTICA

Nel 2016 la sentenza Carter della Corte suprema del Canada ha depenalizzato la morte medicalmente assistita (MAID), equiparandola a un atto medico parificandolo quindi al fornire terapie o cure palliative.

Da allora, molti fornitori canadesi di MAID operano in gran parte in modo indipendente, a causa della mancanza di una risposta coordinata centralmente alle richieste di eutanasia volontaria di alcuni pazienti, senza alcuna preoccupazione sulle ripercussioni individuali.

Non solo, attorno a questa pratica si è sviluppato l’interesse di altre organizzazioni, quelle che si occupano delle donazioni di organi.

Tre sono le principali sul territorio provinciale: Trillium Gift of Life Network, Transplant Québec e British Columbia Transplant.

Così il passo successivo non ci ha messo molto a compiersi.

La nuova frontiera dell’assistenza medica al suicido in Canada è diventata la morte “altruistica”.

Se tu chiedi la MAID sarà grazie a te, al tuo gesto “umanitario”, che altri cittadini in lista di attesa per un trapianto potranno ricevere organi e tessuti oltre ad una speranza di nuova vita.

Pazienti in fin di vita o con morte assistita programmata, non necessariamente terminali, vengono quindi prontamente contattati dalle suddette organizzazioni per discutere della possibilità di donare i propri organi.

La dolce morte, sempre “venduta” come l’unica via dignitosa e possibile fra le mura domestiche circondati dai propri cari, subisce anche una trasformazione di marketing.

Dal momento che la morte assistita con conseguente espianto di organi deve avvenire necessariamente in ospedale si passa al sentimentale facendo leva sul convincere i richiedenti che il loro gesto sia la massima dimostrazione di umanità.

Secondo le linee guida diffuse dall’Associazione medica canadese, la rimozione dell’organo non può avvenire prima che il cuore abbia smesso di battere, sebbene due ricercatori medici canadesi e un bioeticista di Harvard abbiano contestato come questo limite riduca la qualità degli organi donati.

Affermano sul New England Journal of Medicine: “Un modello superiore, suggeriscono, potrebbe essere quello di uccidere il paziente rimuovendone gli organi. Dopo tutto, i migliori organi provengono da persone ancora vive, come quelle che donano i reni. La morte per rimozione di organi sarebbe un metodo più efficiente di prelievo di organi per pazienti da suicidio assistito.”

Per noi di Steadfast Onlus è chiaro dunque come diventi indispensabile edulcorare questo tipo di pratica, altrimenti inaccettabile dall’opinione pubblica, con l’appellativo di morte “dolce”, “buona” o “altruistica”, anche se probabilmente sarebbe più giusto dire che è una morte “utilitaristica”.

 

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1915485 

 

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