Il CERVELLO DI ALFIE NON È MORTO!

di: Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast Onlus

Alfie non è considerato deceduto secondo il criterio di accertamento della morte cerebrale e non versa in attiguità di morte, la quale ahimè arriverà, ma risulta lontana dal verificarsi in un periodo di tempo ravvicinato. Alfie ha bisogno di cure palliative e non di essere soffocato. Palliative intese come controllo dei sintomi come quello del dolore, gestito non con la sedazione profonda, ma con cure analgesiche adeguate e proporzionate; alla fornitura di idratazione, nutrizione e ventilazione.
Il piccolo Alfie è affetto da una malattia inguaribile, questo perché ad oggi nessuna conoscenza scientifica, diagnostica e terapeutica ha la capacità di poter contrastare il suo male. Molti sono stati i professionisti che lo hanno visitato e che hanno esaminato la sua cartella clinica. Le loro conclusioni sono state che Alfie va verso un processo progressivo degenerativo neurologico che purtroppo gli procurerà la morte.

Questa conclusione clinica è documentata dalle analisi diagnostiche acquisite negli ultimi due anni le quali evidenziano delle lesioni cerebrali estese in diverse aree. Ma nonostante questo quadro clinico, molte funzioni fisiologiche del bambino, governate dal tronco encefalico, sembrano integre. L’attività del cuore è in sostanza stabile e con attività normale. Anche gli altri organi vitali sembrano funzionare correttamente.


Alfie è soggetto a delle convulsioni alle quali si è provato a somministrare dei farmaci, che purtroppo non hanno procurato l’effetto sperato. Il bimbo quindi è soggetto a delle crisi epilettiche che resistono ai trattamenti farmacologici, le quali sono dovute dalla sua grave encefalopatia infantile progressiva. Alfie ha bisogno di una respirazione meccanica per poter vivere e il sospendere questo sostegno vitale rappresenterebbe un atto eutanasico omissivo. Infatti secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede (in Dichiarazione Iura et bona sull’eutanasia, II) per atto eutanasia s’intende: «un’azione o un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. L’eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati». L’atto eutanasico avviene principalmente nelle intenzioni con cui si agisce più che nelle azioni procurate. L’idea di sospendere la ventilazione in Alfie per non farlo soffrire, avvia chiaramente l’atto appena citato. Infatti nella palliazione si ricerca la soppressione del dolore e si tollera come conseguenza la morte; nell’eutanasia, al contrario, si ricerca la morte per ottenere l’effetto della scomparsa del dolore.


#AlfieEvans