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HANNO FORZATO LA PORTA DI CASA E PRELEVATO SUA FIGLIA. IL GRIDO DI AIUTO DELLA PICCOLA

HANNO FORZATO LA PORTA DI CASA E PRELEVATO SUA FIGLIA. IL GRIDO DI AIUTO DELLA PICCOLA

Come Steadfast rimaniamo cauti nel dare un giudizio definitivo sull’accaduto, ma non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla modalità con cui si è svolta la vicenda, troppo simile ad altre storie agghiaccianti che hanno riempito le pagine di cronaca degli ultimi anni.

Lo scorso 5 gennaio venti persone tra forze dell’ordine, operatori dei servizi socio-sanitari, direttori Asl e 118 hanno fatto irruzione nell’abitazione ligure di una donna, che l’agenzia DIRE chiama M., portando via la figlia di 10 anni e mezzo e immobilizzandola con un TSO.

Alle spalle della donna un caso giudiziario durato 5 anni, un primo allontanamento forzato dalla figlia nel 2020 e un decreto del 17 ottobre 2021 che stabiliva l’affido della piccola ai servizi sociali e il collocamento presso il padre, incontri protetti con la madre per la quale furono chieste perizie psichiatriche, dal momento che gli operatori definivano la donna “alienante, malevola” e “la casa famiglia come unico luogo in cui la bambina fosse libera di vedere il padre”.

Tre fattori importanti da considerare nella vicenda:

1. Alla donna il 5 gennaio è stato praticato un TSO (puntura alla natica) dopo 4 ore di assedio, dove madre e figlia sono state rincorse per casa. La donna si è poi risvegliata in ospedale, legata in contenzione a un letto, costretta ad una terapia anti-psicotica. Nulla di tutto questo è mai stato notificato.

2. Durante il prelevamento forzato la piccola gridava e diceva «mi ha fatto del male e mi farà del male, non voglio andare da lui…». Aggrappata ai mobili urlava «cosa avete fatto alla mia mamma?»
Quando la bambina è stata ascoltata in passato dal CTU, riferì “di voler stare con la mamma, di stare bene con lei”. A domanda esplicita su quanto i papà siano importanti questa piccola rispose affermativamente, dicendo però che il suo non fosse tale. Ma quest’affermazione venne letta come plagio della mamma.

3. L’assenza di imparzialità: il giudice tutelare nominato per la bambina ha fatto parte del collegio insieme al giudice che ha deciso dell’affido ai servizi sociali e alla casa famiglia. Presentata la ricusazione, nel collegio investito ci si trova davanti agli stessi giudici che hanno emesso il provvedimento.

Al momento la donna non sa nulla della sua bambina, di dove sia e con chi sia.
Il caso è stato segnalato alle Commissioni Parlamentari con cui la madre e la legale sono in contatto e noi seguiremo gli sviluppi.

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