“E SE FOSSE CAPITATO A ME?”

In questa settimana LifeAid di Steadfast, ha aderito alla “Baby Loss Awareness Week”. Con l’intento di sensibilizzare sul significato della perdita di un bambino in gravidanza, durante o subito dopo il parto, stiamo proponendo articoli e testimonianze che possano aiutare famiglie che in questo momento stanno attraversando un tale trauma. L’intento è anche quello di sensibilizzare tutta la società e anche la politica, per farsi che queste famiglie possano avere un sostegno adeguato.

Oggi vi proponiamo la testimonianza di Sarah. #BabyLoss

Scrivere di morte perinatale per me è abbastanza strano. Ho avuto il grande ed immeritato dono del Signore di tre gravidanze e tre parti a termine e può sembrare strano che proprio io ne scriva. Ma a volte la vita ci mette a fianco a persone straordinarie, mamme e papà che ti prendono per mano e ti accompagnano lungo sentieri che mai avresti pensato di percorrere…

Nel 2003 nelle intricate vie del web, durante la mia seconda gravidanza, entro in contatto attraverso un forum con tante mamme che come me sono in attesa di un bimbo… tutte noi alla fine festeggeremo la nascita dei nostri figli. Con alcune di loro il rapporto si è mantenuto costante nel tempo attraverso i social network, soprattutto Facebook… manteniamo contatti e condividiamo pezzetti di vita in modo più personale e coinvolgente…

Così vengo a sapere che una di loro, Sofia, è di nuovo in attesa di un bimbo… passano le settimane ed i mesi… tutto procede bene e sappiamo con gioia tutti che dopo due fratellini in casa di Sofia ci sarà una bambina… un giorno però, alla trentaseiesima settimana di gestazione, mamma Sofia non sente più la piccola muoversi dentro di se… corsa dal ginecologo eco e… cuore immobile… la piccola Melissa è morta… E poi la routine ospedaliera… il parto indotto, il travaglio… la nascita… una nascita che non è nascita nel sentire comune…

Non si possono descrivere le emozioni e sensazioni di una madre che partorisce nell’indifferenza generale la propria bambina senza vita… nel gelo e nel distacco… Al dolore della perdita si unisce, fin troppo spesso, la mancanza di tatto e di sensibilità di parte delle persone chiamate all’assistenza… La mentalità corrente che vuole occultarci la vita prenatale sminuendola a non vita o a vita meno degna, si insinua anche in queste occasioni… depredando madri e padri del loro personale momento di conoscenza e cura del figlio nato morto…

Passeggiando nel cimitero cittadino, spesso passo dove sono custodite le spoglie dei bambini… foto molto antiche e date inequivocabili ci dicono che fino alla metà del secolo scorso ogni bambino nato morto spesso veniva ritratto o fotografato dopo essere stato lavato, vestito e sistemato nella culla. E poi accompagnato alla degna sepoltura… quanti invece dei bimbi nati morti adesso vengono rispettati come persone e non trattate come rifiuti speciali ospedalieri?

Credo che sia importante per tutti acquisire una nuova consapevolezza, una rinnovata cultura che ci renda maggiormente partecipi di e consapevoli di queste situazioni. Che spesso ci sfiorano nella nostra quotidianità e che noi per mancanza di tempo, di attenzione o di consapevolezza, lasciamo scorrere senza soffermarci neppure un istante. Neppure per chiederci: “e se fosse capitato a me?”

di: Sarah Pugliatti Lucanìa

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