Bio-Market, il business delle madri surrogate

La maggior parte delle persone fatica a tradurre in termini quotidiani concetti complessi e avvolte difficili anche da pronunciare.
Cosa succede allora? Può capitare che l’interlocutore si lascia trasportare dalle onde della moda, quasi per non farsi dire “che ignorante che sei, non conosci l’esperienza della maternità surrogata?”
Allora andiamo ad esplorare questo mondo fatto di termini e concetti “complessi”. Cerchiamo di mettere in parole semplici quello che sembra complicato e magari nel contempo, cerchiamo anche di svelare quello che si nasconde dietro le belle facciate di infinita umanità.
Quasi per curiosità, i miei occhi sono finiti su un sito internet di un’agenzia “esperta” in maternità surrogata. La mia curiosità ha preso il sopravvento e ho iniziato a leggere…
Alla domanda cosa è la Maternità surrogata, il sito dell’agenzia risponde: “La maternità surrogata permette di diventare genitore anche a chi non riesce a portare a termine una gravidanza, grazie ad una donna che accetta di affrontare gestazione e parto per altri.” In questo campo la comunicazione e il marketing la fanno da padroni,  quasi scontata come intuizione. Infatti nella parte iniziale della descrizione il dramma della mancata genitorialità emerge in tutto il suo essere. Il sito cerca di entrare nella vita del lettore, che si presume abbia difficoltà nel generare figli. Cerca di compatirlo, giustificarlo e motivarlo a trovare una soluzione…
Ecco, questo è uno dei tanti esempi che si possono portare all’attenzione di tutti.
Difatto la maternità surrogata è un business colossale. Intorno a questo mercato girano milioni di euro. In Inghilterra è una pratica ormai legale e affittare una madre surrogata costa circa 120 000 €. Beh uno sfizio un po costoso direi…
Ma basta andare un po più in là, come in Thailandia dove il costo scende a 48 000 €. Se poi proprio si vuole risparmiare, con una tappa in Ucraina si pattuisce un affitto per 30 000€. Se si attraversa il mediterraneo e si va nel continente africano, come in Nigeria, Algeria, Somalia lì il prezzo è molto competitivo, noleggiare una madre surrogata cosata poco meno di 10 000 €. Stessi prezzi si possono trovare nella vicina Creta o in India.
Ma attenzione, tutto questo non è ideato per ricavare enormi quantità di denaro, ma bensì per un gioioso atto d’amore!
Si infatti, è proprio questo che vogliono farci credere.
Come nell’esempio del sito, vogliono far passare l’idea della “donazione solidale”. Tale operazione serve per far sì che l’opinione pubblica rimanga mansueta e si nutra della nuova falsità che permetterà a determinati organismi, di sviluppare , in tutta tranquillità , un nuovo mercato: il Bio-Market.
Parto dal presupposto che il desiderio di avere un figlio  non si basa su nessun diritto, maggiormente se esso diventa “prodotto” di mercato.
Un mercato spietato, che utilizza il corpo di donne, approfittando dei loro gravi disagi sociali e economici, per fabbricare su commissione il nuovo “giocattolo” per i ceti abbienti del globo.
Mai quanto oggi, l’essere umano è soggetto ad un processo di disumanizzazione, trasformandolo in uno strumento di business attivo e passivo.
Questo è lo scopo che è nascosto dietro la facciata radical-chic del riconoscimento dei “diritti civili” delle coppie omosessuali.  In tutto questo “giochetto di palazzo”, sono diversi gli attori che vengono strumentalizzati. In primis la madre surrogate, sfruttata e privata del suo essere donna, poi il nascituro, trasformato in un prodotto da vendere e in ultimo le coppie omosessuali, che vengono usate come facciata, ricevendo il contentiono delle unioni civili, per portare a termine il monetizzante obiettivo del Bio-Market.

di: Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast Onlus – da Notizie Provita

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