🇮🇹 SUICIDIO ASSISTITO? NO, SEMMAI VITA ASSISTITA

Dal Regno Unito arriva la voce forte e chiara di alcuni leader cattolici, anglicani ed ebrei, i quali si sono uniti per opporsi alla legge sul suicidio assistito.

Il Suicide Act del 1961 stabilisce la responsabilità penale per complicità nel suicidio altrui se si compie un atto in grado di incoraggiare o assistere il suicidio o tentato suicidio di un’altra persona.

Ora, l’Assisted Dying Bill, sponsorizzato dalla Baronessa Meacher, presidente di Dignity in Dying, consentirebbe agli adulti malati terminali di ricevere, su loro richiesta, un’assistenza specifica per porre fine alla propria vita, consentirebbe quindi ai medici di prescrivere farmaci letali.

Questo l’intervento del cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, del leader anglicano Justin Welby, l’arcivescovo di Canterbury e del rabbino capo Ephraim Mirvis, intervenuti nel dibattito in seconda lettura del disegno di legge alla Camera dei Lord:

«Siamo consapevoli dei rischi e dei pericoli implicati dalle disposizioni del disegno di legge e delle inadeguatezze pratiche “nella vita reale” delle salvaguardie proposte».
«Per le fedi che professiamo, riteniamo che ogni vita umana sia un dono prezioso del Creatore, da sostenere e proteggere.
Tutte le persone di fede, e quelle di nessuna, possono condividere la nostra preoccupazione che il bene comune non sia servito da politiche o azioni che collocherebbero moltissime persone vulnerabili in posizioni più vulnerabili».

Hanno continuato: «Facciamo appello alle persone di qualsiasi fede o credo affinché si uniscano a noi attraverso il nostro comune legame di umanità nella cura delle persone più vulnerabili all’interno della nostra società».

«In contrasto con le proposte di questo disegno di legge, continuiamo a chiedere misure per rendere disponibili cure palliative di alta qualità a tutti alla fine della loro vita».

«Crediamo che l’obiettivo di una società compassionevole dovrebbe essere la vita assistita piuttosto che l’accettazione del suicidio assistito».

Tra gli oppositori al disegno di legge ci sono quasi 1.700 medici che hanno scritto una lettera aperta a Sajid Javid, Segretario di Stato per la salute e gli affari sociale del Regno Unito, per avvertirlo che il disegno di legge trasformerebbe efficacemente i medici in assassini e che sarebbe impossibile per qualsiasi governo redigere leggi sul suicidio assistito che includano la protezione legale dalla futura estensione ed espansione di tali leggi.

Il Bill minerebbe la fiducia che il pubblico ripone nei medici e manderebbe un messaggio chiaro ai pazienti fragili, anziani e disabili sul valore che la società attribuisce loro come persone e hanno aggiunto: “Non toglieremmo la vita ai pazienti – anche se ce lo chiedessero – ma per il bene di tutti noi, e per le generazioni future, chiediamo che la legge rimanga invariata”.

  1. «Come sappiamo anche in Italia c’è il grande rischio che venga sdoganato il suicidio assistito. Offrire dignità ad un malato anche in fase terminale della vita, non vuol dire dargli come unica via d’uscita la morte. Da anni le cure palliative eliminano la sofferenza dei pazienti che soffrono di gravi patologie. Serve un Servizio Sanitario  che sia in grado di garantire cure adeguate applicando la legge 38/2010, ovvero cure palliative “destinate ad un paziente fragile ovvero affetto da una malattia inguaribile e cronica”, come afferma il documento conclusivo 10/04/19 dell’indagine della XII Commissione della Camera dei deputati, approvato all’unanimità. Questo è quello che serve e sono anni che Steadfast lo afferma con forza. Dopo le battaglie che abbiamo intrapreso per i piccoli Charlie, Isaiah e Alfie, come per gli altri 24 casi seguiti, ribadiamo che la via da seguire è quella della cura, dell’assistenza e non quella della morte», afferma il nostro presidente Emmanuele Di Leo.
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