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	<title>Myanmar &#8211; Steadfast</title>
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		<title>BIRMANIA: POPOLAZIONE ALLO STREMO. ANCHE LA CHIESA INVOCA L&#8217;INTERVENTO ONU</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 10:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel silenzio quasi totale dei mass media occidentali, in Myanmar (ex Birmania) i militari che hanno preso il potere con un colpo di stato il primo febbraio scorso continuano a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel silenzio quasi totale dei mass media occidentali, in Myanmar (ex Birmania) i militari che hanno preso il potere con un colpo di stato il primo febbraio scorso continuano a mietere vittime e ad affamare la popolazione.<br />
L’ultimo accorato appello arriva da Padre Joseph Sethang, sacerdote cattolico a Mindat, cittadina al confine con India e Bangladesh. E’ stato lui a dare rifugio a 80 sfollati, per lo più donne e bambini, costretti ad abbandonare le loro case a fronte della furia dei militari saliti al potere.<br />
Nell’area è forte la resistenza delle “forze popolari di difesa” che però poco possono contro i militari con i civili quasi del tutto rintanati nella jungla. La decisione di imbracciare nuovamente le armi per opporsi all’esercito che attualmente governa il Paese in forma dittatoriale, ha provocato la forte reazioni dei militari che, secondo alcuni testimoni, oltre ad arresti indiscriminati avrebbero commesso veri e propri crimini contro l’umanità. Per sedare le proteste (iniziate pacificamente anche se massicciamente già nel febbraio scorso) i militari avrebbero compiuto raid aerei contro obiettivi civili, distrutto infrastrutture al fine di isolare la popolazione e condotto veri e propri rastrellamenti. E’ per questo che molti civili hanno scelto di rifugiarsi nella jungla, che non è certo l’habitat naturale soprattutto per bambini ed anziani.<br />
“Bisogna fermare la violenza. Chiediamo alle forze armate birmane e alle Forze di difesa popolari di Mindat di fermare gli scontri e di smetterla di danneggiare civili innocenti, donne, bambini e anziani che stanno già soffrendo troppo” l’accorato appello che il parroco ha rilasciato all’agenzia Fides.<br />
Anche la chiesa ora chiede l’intervento dell’Onu e delle Ong perché allestiscano campi profughi a ridosso delle zone dove la repressione dei militari è arrivata più spietata.</p>
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		<title>CONTINUA IL GENOCIDIO DEL POPOLO KAREN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2021 18:05:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
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					<description><![CDATA[Non c’è pace per il popolo Karen, una minoranza etnica che abita il sud della ex Birmania oggi Myanmar. Dal 1949 in lotta contro la dittatura militare (che ha sostituito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c’è pace per il popolo Karen, una minoranza etnica che abita il sud della ex Birmania oggi Myanmar. Dal 1949 in lotta contro la dittatura militare (che ha sostituito il colonialismo britannico nel 1948) i Karen sono tornati oggetto di una vera e propria pulizia etnica dal febbraio del 2021, quando i militari hanno arbitrariamente arrestato il capo del governo e premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi acquisendo di nuovo il controllo della nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
I golpisti hanno immediatamente rotto il cessate il fuoco sottoscritto nel 2015. La scusa? Punire chi avrebbe dato riparo ai dissidenti dei nuovi dittatori. Un palese escamotage visto che, nonostante le forti repressioni delle manifestazioni di piazza che hanno portato (solo a parole) a stigmatizzare tali atteggiamenti tutti gli Stati occidentali, a rivoltarsi contro i gruppi militari è stato praticamente tutto il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">
Un’attivista locale, Hsue Saw Nanda, ha raccontato all’agenzia Dire di un violento bombardamento avvenuto il 28 aprile scorso nel distretto di Mutraw a cui sono seguiti diversi raid che hanno portato alla morte di almeno 40 persone. In migliaia hanno abbandonato le loro case per rifugiarsi in alloggi di fortuna all’interno della giungla, che per decenni è stata la vera casa di questa etnia continuamente vessata.</p>
<p style="text-align: justify;">
Come detto la cosa aberrante è l’immobilismo internazionale, ben evidente anche in Palestina. A parte frasi di circostanza nulla è stato fatto per frenare l’escalation di violenza nell’ex Birmania. In una posizione scomoda soprattutto l’Italia: secondo molte testimonianze infatti i proiettili sparati dall’esercito birmano sarebbero italiani. A produrli l’azienda italo francese con base a Livorno “Cheddite srl”. Il caso si colora di giallo visto che, dal 1991, vige l’embargo di armi verso il Myanmar.</p>
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<h3><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f1ec-1f1e7.png" alt="🇬🇧" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />  THE GENOCIDE OF THE KAREN PEOPLE CONTINUES</h3>
<p style="text-align: justify;">There is no peace for the Karen people, an ethnic minority that inhabits the south of the former Burma, today Myanmar. Since 1949, struggling against the military dictatorship (which replaced British colonialism in 1948), the Karen have become object of a real ethnic cleansing since February 2021, when the military arbitrarily arrested the head of government and Nobel prize for peace Aung San Suu Kyi by regaining control of the nation.</p>
<p style="text-align: justify;">
The coup leaders immediately broke the ceasefire signed in 2015. The excuse? Punishing those who would have given shelter to the dissidents of the new dictators. A clear ploy given that, despite the strong repressions of street demonstrations that have led (only in words) all Western states to stigmatise these attitudes, actually it was the whole country to have revolted against the military groups.</p>
<p style="text-align: justify;">
A local activist, Hsue Saw Nanda, told the &#8220;Dire&#8221; agency about a violent bombing that took place on April 28 in the Mutraw district, which was followed by several raids that led to the death of at least 40 people. Thousands have fled their homes to take refuge in makeshift lodgings in the jungle, which for decades have been the real home of this continually harassed ethnic group.</p>
<p style="text-align: justify;">
As mentioned, the aberrant thing is the international immobility, which is also evident in Palestine. Apart from circumstantial phrases, nothing has been done to stop the escalation of violence in the former Burma. Above all Italy is in an uncomfortable position: according to many witnesses, the bullets fired by the Burmese army are said to be Italian. The Italian-French company based in Livorno &#8220;Cheddite srl&#8221; produces them. The case becomes a mystery given that, since 1991, there has been an arms embargo towards Myanmar.</p>
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