<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>News Steadfast &#8211; Steadfast</title>
	<atom:link href="https://www.steadfast.ngo/category/news-steadfast/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.steadfast.ngo</link>
	<description>Edificare e Servire</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 10:16:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1</generator>

<image>
	<url>https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/05/cropped-icona-32x32.jpg</url>
	<title>News Steadfast &#8211; Steadfast</title>
	<link>https://www.steadfast.ngo</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>JEAN-LUC KRAUTSIEDER, LA CORTE D&#8217;ASSISE DELLA GIRONDA RICONOSCE L&#8217;OMICIDIO</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/jean-luc-krautsieder-la-corte-dassise-della-gironda-riconosce-lomicidio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7204</guid>

					<description><![CDATA[Quindici anni di reclusione al suo aggressore, più quindici anni di sorveglianza socio-giudiziaria. La famiglia era assistita da Steadfast dal 2019. Il Comune di Latina intitolerà un parco al giovane [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>Quindici anni di reclusione al suo aggressore, più quindici anni di sorveglianza socio-giudiziaria. La famiglia era assistita da Steadfast dal 2019. Il Comune di Latina intitolerà un parco al giovane</em></p>
<p dir="ltr">Latina, 17 settembre 2026</p>
<p dir="ltr"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-7205 alignright" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55.jpeg" alt="" width="364" height="346" srcset="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55.jpeg 1320w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55-300x285.jpeg 300w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55-1024x971.jpeg 1024w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55-768x728.jpeg 768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-17-at-12.15.55-600x569.jpeg 600w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" />Mercoledì 16 settembre, al termine di tre ore di camera di consiglio, la Corte d&#8217;Assise della Gironda ha condannato a quindici anni di reclusione l&#8217;uomo ritenuto responsabile dell&#8217;aggressione subita da Jean-Luc Krautsieder. Alla pena detentiva la Corte ha aggiunto quindici anni di sorveglianza socio-giudiziaria, che si applicheranno al termine della detenzione e comporteranno l&#8217;obbligo di lavorare e di sottoporsi a un percorso di sostegno psicologico. In caso di violazione di tali obblighi è previsto il rientro in carcere per ulteriori cinque anni.</p>
<p dir="ltr">Il processo si era aperto con l&#8217;accusa di tentato omicidio. I giudici togati e i giurati popolari hanno riqualificato i fatti in omicidio, riconoscendo il legame tra il pestaggio del 2019 e la morte del giovane avvenuta quattro anni dopo. La pena coincide con quella richiesta dall&#8217;avvocato generale.</p>
<p dir="ltr">Jean-Luc Krautsieder, cresciuto a Latina, aveva trentatré anni nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2019, quando fu aggredito in strada a Langon, nel sud della Gironda, e lasciato a terra. Le ferite al volto erano tali che per identificarlo fu necessario un esame genetico. Rimase due mesi in coma. Ne uscì tetraplegico, con un livello di coscienza minima, totalmente dipendente e assistito in un istituto. È morto il 22 settembre 2023, a trentasette anni, poche settimane prima di un rientro in Italia che era già stato organizzato.</p>
<p dir="ltr">In aula, per tutti e tre i giorni del dibattimento, c&#8217;erano sua madre Lucia Pellecchia e sua sorella Alessia.</p>
<p dir="ltr">«Le giornate sono state lunghe e difficili, a tratti dolorose, ma tutto ciò è stato necessario per rendere giustizia a mio figlio Jean-Luc», ha dichiarato Lucia Pellecchia.</p>
<p dir="ltr">Steadfast segue la famiglia Krautsieder dal luglio 2019, quando Lucia scrisse all&#8217;organizzazione chiedendo aiuto per suo figlio. Da allora l&#8217;accompagnamento non si è mai interrotto, dall&#8217;assistenza alla famiglia al tentativo di riportare Jean-Luc in Italia, fino all&#8217;udienza di questi giorni.</p>
<p dir="ltr">«Per sette anni abbiamo camminato accanto a Lucia, e in questi sette anni non l&#8217;ho mai vista vacillare. La forza di una madre coraggio», dichiara Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast, organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani. «Quando ci scrisse, nel luglio del 2019, chiedeva soltanto che suo figlio non venisse dimenticato e che potesse tornare in Italia. Jean-Luc era un ragazzo pieno di sogni, un artista, e la violenza di una notte gli ha tolto tutto. Ma non gli ha tolto la dignità, e non gliel&#8217;ha tolta nemmeno nei quattro anni in cui è rimasto immobile in un letto. Troppo spesso, in quel tempo, la sua esistenza è stata raccontata come una vita ormai finita. Noi abbiamo sempre affermato il contrario, e ieri un tribunale ha detto la medesima cosa. Ha stabilito che quella vita valeva, e che spegnerla è un crimine. Questa sentenza non restituisce un figlio a sua madre, ma restituisce a tutti noi un principio. Ogni vita vale, sempre. Giustizia è stata fatta.»</p>
<p dir="ltr">Il Comune di Latina si appresta a intitolare a Jean-Luc Krautsieder un parco cittadino. «È il gesto giusto nel momento giusto», conclude Di Leo. «Latina lo ha accompagnato per anni con eventi di solidarietà e non lo ha mai lasciato solo. Ora il suo nome resterà in un luogo dove giocheranno dei bambini. È il modo migliore per ricordare un ragazzo a cui fu tolta la possibilità di vivere.»</p>
<p dir="ltr"><strong>Steadfast</strong> è un&#8217;organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani e della dignità della persona, attiva da oltre dieci anni in Italia, in Europa, in Nigeria e in Africa subsahariana.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>PIANO NAZIONALE SULLA NON AUTOSUFFICIENZA, STEADFAST — &#8220;UN ATTO CHE QUALIFICA IL PAESE&#8221;</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/piano-nazionale-sulla-non-autosufficienza-steadfast-un-atto-che-qualifica-il-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 15:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7200</guid>

					<description><![CDATA[Roma 10 settembre 2026 &#8211; L&#8217;organizzazione umanitaria esprime apprezzamento per l&#8217;intesa raggiunta in Conferenza Unificata e richiama il valore universale del principio che la ispira. Steadfast accoglie con favore l&#8217;intesa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-5368" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1.jpg" alt="" width="2000" height="1127" srcset="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1.jpg 2000w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1-300x169.jpg 300w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1-1024x577.jpg 1024w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1-768x433.jpg 768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1-1536x866.jpg 1536w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2021/02/PROGRAMMI-SONIAID-1-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Roma 10 settembre 2026 &#8211; L&#8217;organizzazione umanitaria esprime apprezzamento per l&#8217;intesa raggiunta in Conferenza Unificata e richiama il valore universale del principio che la ispira.</p></blockquote>
<p>Steadfast accoglie con favore l&#8217;intesa raggiunta in Conferenza Unificata sul primo Piano nazionale per l&#8217;assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza, che dota l&#8217;Italia di una programmazione dedicata agli anziani fragili e destina oltre 1,5 miliardi di euro al rafforzamento dei servizi territoriali e domiciliari, all&#8217;integrazione sociosanitaria e al sostegno alle famiglie e ai caregiver.</p>
<p>L&#8217;organizzazione, impegnata da oltre dieci anni a difesa dei diritti umani e della dignità della persona, riconosce nel provvedimento l&#8217;affermazione di un principio che riguarda ogni stagione della vita. La qualità di una civiltà si misura nel modo in cui essa custodisce chi è più indifeso.</p>
<p><strong>&#8220;Portare l&#8217;Italia alla sua prima programmazione nazionale sulla non autosufficienza ha richiesto competenza, tenacia e capacità di tenere insieme ministeri, enti locali, Terzo Settore e parti sociali&#8221;</strong>, dichiara Venere Fiorenza, Direttore Generale di Steadfast. <strong>&#8220;Rivolgiamo un plauso convinto alla Vice Ministro Maria Teresa Bellucci per il lavoro svolto nel merito. Riconoscere all&#8217;anziano il diritto a una vita autonoma, dignitosa e ricca di relazioni significa affermare che il valore di una persona resta intatto anche quando le sue forze diminuiscono.&#8221;</strong></p>
<p>Steadfast osserva che il tema della vulnerabilità attraversa oggi il dibattito pubblico soprattutto nella sua fase più delicata, quella del fine vita. <strong>In un tempo in cui la fragilità viene talvolta percepita come una perdita di valore della persona, investire su presa in carico, cura domiciliare e sostegno alle famiglie indica una direzione precisa. Chi è più indifeso ha diritto di essere accompagnato, sostenuto e mai lasciato solo davanti alla propria condizione.</strong></p>
<p>L&#8217;organizzazione auspica che l&#8217;impianto del Piano <strong>diventi riferimento culturale oltre che amministrativo</strong> e che la cura continui a essere la risposta con cui il Paese affronta la fragilità in ogni sua forma.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DOVE FINISCE IL DIRITTO DI SCEGLIERE?</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/dove-finisce-il-diritto-di-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:58:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7196</guid>

					<description><![CDATA[È proprio adesso che bisogna cominciare a parlarne davvero. Senza filtri. Il 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" wp-image-7197 alignright" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-08-at-17.54.12.jpeg" alt="" width="513" height="699" /><br />
È proprio adesso che bisogna cominciare a parlarne davvero. Senza filtri.</p>
<p>Il 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito. Il testo riguarda il suicidio assistito e lascia fuori l&#8217;eutanasia, e la distinzione conta, perché nel primo caso l&#8217;atto finale resta compiuto dalla persona interessata, mentre nel secondo è un terzo a provocare direttamente la morte.</p>
<p>Il Veneto è la quarta Regione a dotarsi di una disciplina simile, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima amministrata dal centrodestra. Trentadue voti favorevoli, quattordici contrari, cinque astensioni. Si tratta della proposta di iniziativa popolare &#8220;Liberi Subito&#8221;, promossa dall&#8217;Associazione Luca Coscioni con novemila firme, la stessa che nel 2024 quello stesso Consiglio aveva respinto per un pareggio, venticinque a venticinque.</p>
<p>A ribaltare quel pareggio è stata una frattura interna alla maggioranza. Hanno votato a favore la maggior parte della Lega, con il presidente della Regione Alberto Stefani e il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza, con un voto favorevole e due astensioni. Compatte per il sì tutte le opposizioni di centrosinistra. Hanno votato contro i nove consiglieri di Fratelli d&#8217;Italia, senza una sola eccezione, e il consigliere di Futuro Nazionale.</p>
<p>Vale la pena registrare il modo in cui ciascuno si è presentato al voto. Fratelli d&#8217;Italia ha votato compatto, senza defezioni, senza ricorrere alla libertà di coscienza e senza astensioni, sostenendo in Consiglio regionale la stessa posizione che porta avanti in Parlamento, dove chiede che il Servizio sanitario nazionale resti fuori dalla procedura, e la stessa che il Governo ha difeso davanti alla Consulta impugnando la legge toscana. Ha detto in aula quello che aveva detto agli elettori, e ha accettato di restare in minoranza dentro la propria coalizione.</p>
<p>La distanza si misura guardando ai giorni successivi. Il 6 settembre i deputati di Forza Italia Salvo Tomarchio e Stefano Pellegrino, capogruppo del partito, hanno depositato all&#8217;Assemblea Regionale Siciliana un disegno di legge in quattordici articoli sullo stesso tema. Il 7 settembre, a Bari, i consiglieri Napoleone Cera della Lega e Marcello Lanotte di Forza Italia hanno presentato una proposta analoga, anch&#8217;essa in quattordici articoli, con una commissione multidisciplinare permanente e le cure palliative indicate come opzione prioritaria.</p>
<p>In cinque giorni e in tre Regioni l&#8217;iniziativa ha cambiato mano. Il modello nato dall&#8217;Associazione Luca Coscioni viene oggi votato e depositato da eletti di Lega e Forza Italia, cioè da forze che davanti ai propri elettori si erano presentate su posizioni diverse. Chi le ha votate ha il diritto di chiedere quando sia avvenuto il cambio di rotta e in nome di quale mandato.</p>
<p>Il confine di cui stiamo parlando ha smesso di coincidere con uno schieramento politico. Oggi lo attraversa da parte a parte, e in Veneto è rimasto in piedi dove nove consiglieri di Fratelli d&#8217;Italia hanno votato compatti contro, senza una sola crepa.</p>
<p>Il perimetro italiano resta quello costruito dalla Corte costituzionale e comprende condizioni precise. Proprio adesso che quel percorso viene organizzato all&#8217;interno dei servizi sanitari regionali dobbiamo però porci una domanda che va oltre il voto del 2 settembre. Il confine di oggi sarà anche quello di domani?</p>
<p>Nel caso dell&#8217;Associazione Luca Coscioni, promotrice di &#8220;Liberi Subito&#8221;, non serve ipotizzare obiettivi nascosti. La legalizzazione dell&#8217;eutanasia fa esplicitamente parte della sua battaglia politica da anni. Nel 2013 l&#8217;associazione depositò una proposta di legge popolare per legalizzarla; nel 2021 promosse il referendum &#8220;Eutanasia Legale&#8221;, dichiarato inammissibile dalla Consulta nel febbraio 2022; da lì in avanti ha portato nelle Regioni le proposte &#8220;Liberi Subito&#8221; sul suicidio medicalmente assistito, continuando a sostenere sul piano nazionale una disciplina più ampia del fine vita. Osservare che la legge veneta rappresenta una tappa all&#8217;interno di un progetto dichiaratamente più ampio è quindi semplice lettura dei fatti.</p>
<p>Anche la storia dei casi che hanno portato questi temi davanti all&#8217;opinione pubblica, ai tribunali e infine alla Corte costituzionale mostra un progressivo spostamento del dibattito. Va raccontata con precisione, perché l&#8217;imprecisione fa parte del fenomeno.</p>
<p>Piergiorgio Welby chiese l&#8217;interruzione di un trattamento sanitario in atto, la ventilazione meccanica. Esercitò cioè un diritto che l&#8217;articolo 32 della Costituzione riconosce a chiunque e che allora, come oggi, in linea di principio nessuno contestava. Il medico che vi diede seguito, Mario Riccio, fu prosciolto dal Gup di Roma il 23 luglio 2007 proprio su quel presupposto, avendo adempiuto a un dovere. Eppure quel caso continua a essere raccontato come la prima battaglia italiana per l&#8217;eutanasia. Un principio antico e pacifico come il rifiuto delle cure è stato annesso a posteriori a una vicenda di natura diversa. È il primo esempio di un confine che si sposta senza che nessuno riscriva una riga di legge. Si sposta nel linguaggio.</p>
<p>Il passaggio realmente nuovo arriva dopo, con DJ Fabo e il processo a Marco Cappato, quando la sentenza 242 del 2019 riconosce una circoscritta area di non punibilità dell&#8217;aiuto al suicidio. I casi successivi hanno poi messo alla prova l&#8217;interpretazione dei requisiti individuati dalla Corte, a cominciare dalla nozione stessa di trattamento di sostegno vitale.</p>
<p>Riconoscerlo significa ammettere che, una volta raggiunto un confine, il confronto ricomincia sul confine seguente. In Italia è già accaduto per via interpretativa. Con la sentenza 135 del 2024 sono state ricomprese tra i trattamenti di sostegno vitale procedure assistenziali che nel dibattito del 2019 difficilmente il cittadino comune avrebbe associato all&#8217;idea di essere &#8220;tenuto in vita da una macchina&#8221;. Con la sentenza 66 del maggio 2025 la Corte ha dichiarato infondata la questione sollevata sul requisito, osservando però che vi rientra anche chi rifiuta l&#8217;attivazione di un trattamento clinicamente necessario, perché sarebbe irragionevole pretendere che un paziente lo inizi al solo scopo di poterlo poi legittimamente rifiutare. La formula del requisito è rimasta identica. La platea che vi rientra si è allargata.</p>
<p>C&#8217;è poi il passaggio che spiega perché oggi siamo qui. Il 29 dicembre 2025, con la sentenza 204, la Consulta ha respinto l&#8217;impostazione del ricorso del Governo contro la legge toscana e ha dichiarato illegittime soltanto alcune disposizioni che invadevano competenze statali. Le Regioni possono organizzare il servizio sanitario, mentre la definizione delle condizioni sostanziali di accesso resta allo Stato. È la porta attraverso cui è passato il Veneto e alla quale bussano ora Sicilia e Puglia. Quella sentenza contiene anche l&#8217;obiezione più seria a quanto stiamo dicendo, perché i requisiti di accesso, formalmente, sono rimasti quelli del 2019. L&#8217;osservazione è fondata. Resta il fatto che l&#8217;ampliamento quasi mai passa dalla riscrittura del requisito, e quasi sempre passa da ciò che, di volta in volta, si stabilisce che lo integri.</p>
<p>È qui che nasce la domanda più difficile. Se la morte diventa una possibile risposta sanitaria alla sofferenza, quale sofferenza?</p>
<p>Quella provocata da un tumore? Da una grave insufficienza respiratoria? Da una malattia neurologica degenerativa? Da una condizione che rende una persona completamente dipendente dagli altri? E perché queste sofferenze dovrebbero essere qualitativamente diverse da quella provocata da una grave patologia psichiatrica?</p>
<p>In Italia una malattia psichiatrica, da sola, resta oggi fuori dai requisiti di accesso al suicidio medicalmente assistito. Proprio questo dovrebbe spingerci a chiederci quale sia il principio che separa le due situazioni.</p>
<p>Una persona affetta da una grave patologia psichiatrica può essere sinceramente convinta che la propria vita non abbia più prospettive, che la sofferenza non finirà mai e che la morte sia l&#8217;unica soluzione possibile. Quella convinzione è necessariamente la massima espressione della sua autodeterminazione oppure può essere proprio una manifestazione della malattia dalla quale il servizio sanitario dovrebbe tentare di curarla?</p>
<p>Normalmente, davanti a una persona che vuole suicidarsi, la medicina interviene per impedirlo. La protegge, la cura, cerca di accompagnarla oltre il momento nel quale non riesce più a immaginare un futuro. Quando e in base a quale criterio quella stessa volontà dovrebbe invece trasformarsi in una decisione che il sistema sanitario è chiamato ad assistere?</p>
<p>La domanda ha già ricevuto una risposta altrove. Nei Paesi Bassi la sofferenza psichica, da sola, è motivo ammesso, e nel 2025 le segnalazioni su base psichiatrica sono state 174, dentro un sistema in cui l&#8217;eutanasia riguarda ormai il 5,97% dei decessi complessivi. Quel numero è in calo rispetto ai 219 del 2024, e chi vuole rassicurarci userà il calo. Il dato che pesa è un altro. In quel Paese la questione se una malattia psichiatrica possa fondare l&#8217;accesso alla morte assistita è ormai chiusa, e una parte di quei casi riguarda persone che non hanno ancora trent&#8217;anni.</p>
<p>In Canada le persone la cui unica condizione medica è una malattia mentale restano escluse, con un&#8217;esclusione temporanea per costruzione, in scadenza il 17 marzo 2027 salvo un nuovo intervento del Parlamento. Il 17 giugno 2026 un comitato parlamentare ha raccomandato di renderla definitiva, e il Governo deve ancora rispondere. Il confine canadese regge finché qualcuno, ogni volta, si assume la responsabilità di rimetterlo lì.</p>
<p>Questo non dimostra che l&#8217;Italia diventerà l&#8217;Olanda o il Canada. Dimostra qualcosa di molto più semplice. I confini possono cambiare, e in altri ordinamenti sono già cambiati.</p>
<p>Per questo ci interessa poco sentirci rassicurare dicendo che &#8220;oggi la legge prevede soltanto questo&#8221;. Vogliamo discutere di quale principio impedirà domani di prevedere altro. E soprattutto vogliamo farlo adesso, prima che ogni nuovo passaggio diventi il punto di partenza per quello successivo.</p>
<p>Per noi il compito della cura resta quello di combattere la sofferenza, non la persona che soffre. Quando la medicina non può guarire, il suo compito rimane intatto. Può ancora alleviare, assistere, sostenere e accompagnare.</p>
<p>Quando la morte diventa una risposta sanitaria, dunque, non basta più parlare di libertà di scelta. Bisogna chiedersi chi stabilisce quando quella risposta diventa ammissibile, per quali condizioni e fino a dove siamo disposti a spostare quel confine.</p>
<p>E resta una domanda ancora più difficile. Cosa accade quando la persona non può scegliere?</p>
<p>È qui che comincia la storia di Alfie Evans.</p>
<hr />
<p><em>di: Francesca Frigerio e Emmanuele Di Leo</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IN VENETO LA PROCEDURA ARRIVA PRIMA DELLA CURA</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/in-veneto-la-procedura-arriva-prima-della-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7193</guid>

					<description><![CDATA[Ogni volta che una Regione italiana interviene sul fine vita, la discussione pubblica si accende sul voto e si spegne il giorno successivo. Eppure la parte che conta davvero comincia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che una Regione italiana interviene sul fine vita, la discussione pubblica si accende sul voto e si spegne il giorno successivo. Eppure la parte che conta davvero comincia esattamente allora.</p>
<p>Il 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato, con trentadue voti favorevoli, quattordici contrari e cinque astensioni, il progetto di legge di iniziativa popolare che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il testo nasce da una campagna dell’Associazione Luca Coscioni sostenuta da novemila firme raccolte nel territorio ed è la quarta normativa regionale in materia, la prima approvata in una Regione amministrata dal centrodestra.</p>
<p>Siamo contrari a questa legge, senza attenuanti. Non soltanto per come è stata scritta, ma per la scelta di fondo che la sostiene. Lo diciamo dopo dieci anni passati accanto a famiglie che questa materia l’hanno attraversata dentro un reparto e dentro un tribunale, non da spettatori di un dibattito.</p>
<p>Chi ha sostenuto il provvedimento ripete che non è stato creato alcun diritto nuovo e che il perimetro era già stato tracciato dalla Corte costituzionale nel 2019. È un argomento che tende a presentare come tecnico un atto che tecnico non è.</p>
<p>Organizzare non è un gesto neutro. Significa destinare personale, fissare termini, istituire organismi competenti, individuare procedure e collocare una prestazione dentro il funzionamento ordinario del servizio sanitario regionale. Quando una possibilità eccezionale acquisisce un ufficio competente, un percorso definito e un tempo di risposta atteso, cambia anche il modo in cui viene percepita da chi vi si trova davanti, pur senza che sia stata modificata la norma penale.</p>
<p>È la stessa Corte costituzionale, del resto, ad aver dichiarato illegittime alla fine del 2025 alcune disposizioni della legge toscana che imponevano termini stringenti, osservando che una tempistica rigida contrasta con i principi della legge 219 del 2017, la quale prevede che gli approfondimenti clinici possano comprendere anche la somministrazione di cure palliative allo scopo di ridurre le richieste di morte assistita.</p>
<p>La velocità della procedura non è quindi un dettaglio amministrativo. E a dirlo non siamo noi.</p>
<p>Poche ore dopo il voto, il presidente della Regione ha annunciato la firma di una proposta di legge per il potenziamento delle cure palliative. L’ordine con cui i due atti si succedono dice più di qualunque dichiarazione.</p>
<p>Il Veneto è tra le Regioni italiane più avanzate su questo terreno, e proprio per questo il dato pesa ancora di più. La copertura del bisogno si attesta intorno al cinquantacinque per cento secondo le rilevazioni ministeriali, contro una media nazionale ferma a circa un terzo, mentre la legge di bilancio per il 2023 impegna tutte le Regioni a raggiungere il novanta per cento entro il 2028.</p>
<p>Nel Paese mancano circa seimila professionisti dedicati e nel 2025 sono stati coperti soltanto sessantaquattro dei centosessantacinque posti di specializzazione in cure palliative.</p>
<p>Quasi un malato veneto su due che avrebbe diritto a essere accompagnato, dunque, non lo è ancora. Ed è difficile considerare pienamente libera una richiesta di morire quando nasce dentro un sistema che non è ancora in grado di garantire a tutti le alternative di cura, sollievo e accompagnamento previste dalla legge.</p>
<p>È questo, prima ancora di ogni altra considerazione, il punto che ci interroga: la procedura viene organizzata mentre la cura non è ancora garantita a tutti.</p>
<p>Quando facciamo notare che i confini di queste normative possono modificarsi nel tempo, ci viene risposto che evochiamo fantasmi. Ma gli sviluppi degli ultimi anni mostrano almeno una cosa: i perimetri giuridici e interpretativi non restano necessariamente quelli fissati all’origine.</p>
<p>Il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, che nel 2019 reggeva l’intero equilibrio, è stato confermato dalla Corte nel 2024 ma interpretato in senso più ampio, fino a comprendere procedure assistenziali come l’evacuazione manuale dell’intestino o l’aspirazione bronchiale. Nel 2025 la Corte ha inoltre precisato che quel trattamento può considerarsi esistente anche quando il malato lo rifiuti.</p>
<p>Il confine si è quindi modificato per via interpretativa senza che il Parlamento intervenisse con una nuova disciplina.</p>
<p>Altrove il movimento è stato ancora più ampio. Il Belgio ha esteso l’eutanasia ai minori dodici anni dopo la depenalizzazione; i Paesi Bassi l’hanno aperta nel 2024 ai bambini fra uno e undici anni; il Canada nel 2021 ha rimosso il requisito della morte prevedibile presente nella legge del 2016 e oggi registra circa il cinque per cento dei decessi nazionali per morte assistita.</p>
<p>Non significa sostenere che l’Italia seguirà necessariamente lo stesso percorso. Significa riconoscere un dato storico e giuridico: discipline nate entro determinati confini possono essere ampliate nel tempo. Per questo non basta domandarsi quali siano oggi i presupposti di accesso. Occorre interrogarsi anche sul principio che si sta introducendo nel sistema e sulla capacità di quel principio di modificare, nel tempo, il modo in cui una società guarda alla malattia, alla dipendenza e alla sofferenza.</p>
<p>Sul piano politico il voto ha attraversato gli schieramenti, e questo ci interessa più della semplice contabilità dei gruppi.</p>
<p>Fratelli d’Italia si è espresso contro, sostenendo che una materia simile richieda una disciplina nazionale. Lega e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza. I due esponenti veneti di maggiore peso della Lega, il presidente della Regione e il presidente del Consiglio regionale, hanno votato a favore, risultando determinanti per l’esito.</p>
<p>Gli emendamenti approvati hanno reso il percorso più sorvegliato rispetto alla proposta originaria. Questo può rendere il provvedimento più garantito sul piano procedurale, ma non modifica la scelta di fondo: fare del servizio sanitario regionale il luogo nel quale viene organizzato anche il percorso verso una morte medicalmente assistita.</p>
<p>Una forza politica che a livello nazionale ha ripetutamente dichiarato la propria contrarietà a normative di questo genere ne ha consentito l’approvazione proprio nella Regione dove il suo radicamento è più profondo.</p>
<p>La libertà di coscienza è cosa seria quando accompagna una posizione dichiarata. Diventa un modo per non rispondere quando la sostituisce. E gli elettori che in quella coalizione avevano riconosciuto una garanzia su questi temi meritano una spiegazione che finora non è arrivata.</p>
<p>Il Patriarca di Venezia ha parlato di amarezza e ha spostato lo sguardo sulle persone anziane e sole che arrivano all’ultimo tratto della vita senza un accompagnamento affettivo reale, domandando quali criteri verranno adottati per giudicare insopportabile una sofferenza.</p>
<p>È una domanda decisiva, perché una procedura può verificare requisiti clinici e giuridici, ma non può ignorare il contesto nel quale nasce una richiesta.</p>
<p>Su questo abbiamo qualcosa da dire che viene dalle corsie.</p>
<p>Con il programma SoniAID i nostri volontari, formati insieme a professionisti del settore medico e psicologico, hanno frequentato per anni strutture di ricovero e reparti nei quali le persone vivevano la fase conclusiva della propria vita.</p>
<p>Ciò che abbiamo visto con regolarità è che la disperazione di chi era ricoverato si muoveva insieme alla presenza o all’assenza di qualcuno accanto. E una delle frasi che abbiamo sentito più spesso da chi diceva di non voler più vivere riguardava il peso che temeva di rappresentare per i propri figli.</p>
<p>Non è un dettaglio. Sentirsi amati, assistiti, curati oppure sentirsi soli, dipendenti e di troppo modifica il modo in cui una persona guarda alla propria esistenza.</p>
<p>Una legge che disciplina tempi e procedure non interviene su nessuna di queste variabili. E chi le ha viste da vicino sa quanto possano incidere sulla nascita stessa di una richiesta di morte.</p>
<p>Per questo chiediamo che l’obiezione di coscienza sia garantita in modo effettivo a chiunque venga coinvolto nei protocolli e non soltanto a chi compie l’atto conclusivo; che la rete veneta delle cure palliative raggiunga l’obiettivo previsto dalla legge attraverso un cronoprogramma pubblico prima che la nuova procedura entri pienamente a regime; che i criteri utilizzati per valutare la sofferenza siano resi pubblici e sottoposti a verifica indipendente; e che ogni anno la Regione renda conto non soltanto del numero delle richieste ricevute e del loro esito, ma anche delle condizioni familiari e assistenziali nelle quali quelle richieste sono maturate.</p>
<p>Senza quest’ultimo dato ogni valutazione futura sarà incompleta. Sapremo quante persone hanno chiesto di morire, ma non sapremo quante di loro erano sole, quante avevano realmente accesso alle cure palliative, quante disponevano di un sostegno familiare e assistenziale adeguato e quante si percepivano come un peso.</p>
<p>C’è infine una ragione per cui questa vicenda ci riguarda più da vicino di quanto la distanza fra Venezia e i nostri territori di lavoro potrebbe far pensare.</p>
<p>Alfie Evans era un bambino. Non aveva chiesto di morire e, essendo un minore incapace di esprimere una volontà su una decisione di quella portata, non avrebbe potuto farlo. Aveva una patologia neurologica gravissima e ritenuta irreversibile, ma i suoi genitori chiedevano che continuasse a essere assistito e si opposero al ritiro dei supporti vitali.</p>
<p>A stabilire che la prosecuzione di quel trattamento non fosse nel suo “best interest”, nel suo migliore interesse, furono il sistema sanitario e i giudici.</p>
<p>La ventilazione venne ritirata contro la volontà dei genitori. Alfie continuò a respirare autonomamente e rimase in vita per giorni prima di morire.</p>
<p>Questo dato conta, perché chiarisce la natura di ciò che accadde. Non si trattava della volontà di un adulto che chiedeva di porre fine alla propria vita. Si trattava di un bambino che non aveva espresso alcuna volontà di morire, mentre i genitori chiedevano che continuasse a essere assistito.</p>
<p>Con il programma LifeAID siamo rimasti accanto a quella famiglia dall’inizio alla fine, come poi accanto a decine di altre famiglie in Italia e in Europa.</p>
<p>Per questo conosciamo bene la differenza fra una decisione imposta e una richiesta volontaria. Non stiamo dicendo che siano la stessa cosa.</p>
<p>Ci interroga però il presupposto culturale che può accomunarle: il momento in cui la condizione di una persona diventa parte del giudizio sulla ragionevolezza della prosecuzione della sua vita.</p>
<p>Nel caso Alfie questo passaggio prese la forma del “best interest”: altri stabilirono che continuare a sostenerne la vita non fosse più nel suo migliore interesse. Non venne scritto da nessuna parte che quella fosse una “vita indegna”. Ma è esattamente qui che si apre la domanda che da allora non abbiamo più smesso di porci: quanto è sottile il confine tra affermare che una cura non può più guarire e arrivare a considerare che una vita, in quelle condizioni, non debba più essere sostenuta?</p>
<p>È una domanda ancora più importante quando dal caso di chi non può scegliere si passa a quello di chi formalmente sceglie.</p>
<p>Perché la distanza fra consenso e imposizione è evidente sul piano giuridico, ma la libertà concreta del consenso diventa più fragile quanto più una persona è sola, stanca, dipendente dagli altri e persuasa di essere diventata un peso.</p>
<p>È anche per questo che rifiutiamo l’idea che la risposta possa cominciare dalla procedura.</p>
<p>Da quegli anni abbiamo imparato una cosa che non abbiamo più dimenticato: la dignità di una persona non dipende da ciò che quella persona riesce ancora a fare, da quanto dipende dagli altri o da quanto è possibile guarirla.</p>
<p>Prima di organizzare la morte, un sistema sanitario deve poter dimostrare di avere fatto tutto ciò che era possibile per curare, alleviare, assistere e accompagnare la vita.</p>
<p>Il Veneto ha disciplinato la procedura prima di aver completato la cura.</p>
<p>E continueremo a dirlo anche quando questa legge avrà smesso di fare notizia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL TRAFFICANTE ARRIVA SEMPRE PER PRIMO</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/il-trafficante-arriva-sempre-per-primo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 17:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[NigeriAid]]></category>
		<category><![CDATA[TogoAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7179</guid>

					<description><![CDATA[di Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast Ogni 30 luglio le Nazioni Unite chiedono al mondo di guardare in faccia il commercio di esseri umani, e ogni anno mi accorgo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-7180" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52.jpeg" alt="" width="1402" height="1122" srcset="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52.jpeg 1402w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52-300x240.jpeg 300w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52-1024x819.jpeg 1024w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52-768x615.jpeg 768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-30-at-19.36.52-600x480.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1402px) 100vw, 1402px" />di Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast</em></p></blockquote>
<p>Ogni 30 luglio le Nazioni Unite chiedono al mondo di guardare in faccia il commercio di esseri umani, e ogni anno mi accorgo che la fotografia che ne esce somiglia sempre meno a quella che abbiamo in testa. Il tema scelto quest&#8217;anno dall&#8217;UNODC è Trapped Behind the Scam, e riguarda la tratta finalizzata alla criminalità forzata. Uomini e donne vengono reclutati con annunci di lavoro fasulli, privati dei documenti all&#8217;arrivo e rinchiusi in complessi sorvegliati, dove li costringono a truffare online migliaia di altre persone. Chi organizza queste operazioni ha letto il mercato con anni di anticipo su chi dovrebbe contrastarlo.</p>
<p>I numeri raccontano quanto sia stato rapido lo spostamento. L&#8217;ultimo Rapporto globale dell&#8217;UNODC, pubblicato nel dicembre 2024 su dati relativi al 2022, segnala che la tratta a fini di criminalità forzata è passata dall&#8217;uno per cento delle vittime individuate nel 2016 all&#8217;otto per cento del 2022, arrivando al terzo posto per numero di vittime. Lo stesso rapporto registra un aumento del 25 per cento delle vittime individuate rispetto al 2019 e colloca i minorenni al 38 per cento del totale. Secondo la stima congiunta di ILO, Walk Free e OIM, nel 2021 vivevano in condizione di schiavitù moderna cinquanta milioni di persone, ventotto milioni delle quali in lavoro forzato.</p>
<p>L&#8217;Europa fa parte del quadro. Secondo i dati diffusi da Save the Children, nel 2024 sono state identificate circa 9.500 vittime nei Paesi dell&#8217;Unione, per lo più in Francia e in Italia, e i minorenni ne rappresentano il 16 per cento, in crescita sull&#8217;anno prima. Nel primo semestre del 2026 in Italia le persone segnalate sono state 1.581, tra cui 95 minorenni, e l&#8217;84 per cento di questi ultimi sono maschi, in prevalenza diciassettenni arrivati dal Bangladesh. Chi da noi discute di tratta lo fa ancora con le categorie del 2016.</p>
<p>La conferma più chiara arriva dalla Nigeria. L&#8217;agenzia federale antitratta NAPTIP ha reso noto che tutti i 156 cittadini nigeriani liberati fra gennaio e luglio erano stati trafficati verso centri di truffa online, in prevalenza nella regione del Mekong, dopo essere stati attirati con false promesse di impiego nell&#8217;informatica o nelle criptovalute. La direttrice generale Binta Adamu Bello le ha descritte come giovani istruiti e a proprio agio con la tecnologia, un profilo che rovescia l&#8217;immagine consolidata della vittima priva di istruzione. La più giovane aveva sedici anni. La stessa agenzia ha individuato in territorio nigeriano alcune &#8220;accademie&#8221; dove i ragazzi venivano addestrati all&#8217;estorsione online. L&#8217;OIM ha assistito 1.513 vittime in Africa occidentale e centrale nei primi sei mesi e mezzo di quest&#8217;anno, 12.308 dal 2017, e segnala che quattro dei primi dieci Paesi di destinazione si trovano dentro la regione stessa. Il traffico africano alimenta l&#8217;Europa e ormai anche se stesso, lungo rotte che al Mediterraneo non arrivano mai e di cui da noi non parla nessuno.</p>
<p>Si sente ripetere da anni che occorre sensibilizzare i giovani africani sui rischi della partenza. Le campagne informative hanno però un limite evidente, perché il trafficante tiene in mano l&#8217;unica speranza disponibile, e finché resterà l&#8217;unica continuerà ad avere clienti, informati o meno che siano. Vale anche per i laureati che finiscono nei compound asiatici, i quali sospettavano benissimo che un&#8217;offerta troppo buona nascondesse qualcosa e sono partiti lo stesso, perché a casa non c&#8217;era niente che somigliasse a quell&#8217;offerta. Una scuola che funziona toglie mercato ai trafficanti assai più di qualunque manifesto.</p>
<p>Il 16 luglio è entrato in vigore il decreto legislativo 115 del 2026, che recepisce la direttiva europea 2024/1712 e ha ricevuto poca attenzione. Gli articoli 600 e 601 del codice penale sono stati aggiornati, e fra le forme di sfruttamento rientrano ora esplicitamente lo sfruttamento della maternità surrogata, il matrimonio forzato e l&#8217;adozione illegale, mentre il nuovo articolo 601.1 punisce con la reclusione fino a tre anni chi si avvale consapevolmente delle prestazioni di una vittima di tratta. La previsione riguarda le donne costrette o ingannate a prestarsi come madri surrogate e lascia impregiudicata la disciplina nazionale della materia. Resta però il fatto che il legislatore europeo, e dietro di lui quello italiano, ha collocato quella pratica dentro il perimetro dello sfruttamento, riconoscendo che il corpo di una donna può essere ridotto a merce anche attraverso procedure che hanno la forma del contratto. Per anni, quando lo dicevamo, ci siamo sentiti rispondere che facevamo ideologia.</p>
<p>Resta il nodo che nessuna giornata mondiale può sciogliere. La tratta comincia molto prima della frontiera, là dove mancano la scuola e il lavoro e dove lo Stato lascia campo libero a chi si presenta al suo posto con un&#8217;offerta. Alla frontiera la incontriamo soltanto quando è ormai avvenuta. Ogni strategia di cooperazione, Piano Mattei compreso, finirà per essere giudicata sulla capacità di costruire alternative reali nei luoghi di partenza.</p>
<p>Si può finanziare a distanza, si può denunciare a distanza, e sono cose utili. Però per sottrarre una persona a chi la vende bisogna trovarsi lì prima del trafficante, e questo richiede anni di radicamento che quasi nessuno ha voglia di finanziare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>3° FESTIVAL DELL’UMANO TUTTO INTERO: “LA DOMANDA È SEMPRE LA STESSA: LUPO O FRATELLO?”</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/3-festival/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 15:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[NigeriAid]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<category><![CDATA[TogoAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7171</guid>

					<description><![CDATA[Si è tenuto a Roma, nella suggestiva cornice del Pio Sodalizio dei Piceni, il 3º Festival dell’“Umano Tutto Intero”. All’interno del secondo “luogo” ideale dell’evento, dedicato al tema del conflitto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="p-rc_f623d51fb2a629c5-52" class="has-medium-font-size"><em><strong>Si è tenuto a Roma, nella suggestiva cornice del Pio Sodalizio dei Piceni, il 3º Festival dell’“Umano Tutto Intero”. All’interno del secondo “luogo” ideale dell’evento, dedicato al tema del conflitto , ha avuto luogo il toccante panel intitolato “Guerra e violenza: unico disumano (dis)ordine mondiale? Dove i popoli (e i cristiani) soffrono”.</strong></em></p>
<p id="p-rc_f623d51fb2a629c5-53"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7174 alignright" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma.jpg" alt="" width="481" height="385" srcset="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma.jpg 1239w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma-300x240.jpg 300w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma-1024x820.jpg 1024w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma-768x615.jpg 768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/07/emma-600x480.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 481px) 100vw, 481px" /><br />
ROMA</strong>. Dalle persecuzioni anticristiane in Africa alla guerra in Medio Oriente, dalla libertà religiosa alle nuove forme di violenza che attraversano il mondo contemporaneo. È stato uno dei momenti più intensi del 3° Festival dell’«Umano Tutto Intero», promosso dal Network “Ditelo sui Tetti” presso il Pio Sodalizio dei Piceni, il panel dedicato a <strong>“Guerra e violenza: unico disumano (dis)ordine mondiale? Dove i popoli (e i cristiani) soffrono”</strong>.</p>
<p>A confrontarsi sul tema sono stati <strong>Antonio Tajani</strong>, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; <strong>Cardinale Matteo Maria Zuppi</strong>, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; <strong>Monsignor Ettore Balestrero</strong>, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra; <strong>Monsignor Jules Boutros</strong>, Vescovo della Curia Patriarcale di Antiochia dei Siri e responsabile della pastorale giovanile in Libano; <strong>Matilde Leonardi</strong>, neurologa e docente dell’Università Cattolica Ucraina di Leopoli; <strong>Shahid Mobeen</strong>, Presidente del Consiglio Italiano per la Libertà Religiosa e il Dialogo Interreligioso; <strong>Marinellys Tremamunno</strong>, giornalista e analista internazionale; <strong>Giovanni Orsina</strong>, storico e direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli; <strong>Luigi Crema</strong>, docente e giurista esperto di diritto internazionale, ed <strong>Emmanuele Di Leo</strong>, presidente della ONG internazionale Steadfast. A moderare il dibattito sono stati <strong>Marco Invernizzi</strong> e <strong>Maria Letizia Cavuoto</strong>.</p>
<p id="p-rc_f623d51fb2a629c5-53">Tra i relatori <strong>Emmanuele Di Leo</strong>, Presidente della ONG Steadfast , ha offerto una testimonianza cruda e appassionata sulla drammatica realtà dei cristiani perseguitati in Africa subsahariana, in particolare in Nigeria: «L’anno scorso ci eravamo lasciati con una domanda: <em>homo homini lupus</em> – l’uomo è lupo per l’uomo – è davvero l’unica strada? O l’uomo può scegliere di essere fratello? Quest’anno quella domanda trova quasi una risposta: “Ben venga, mia sorella Vita”. Perché dire sì alla vita, oggi, in tante parti del mondo, è un atto di coraggio. Letteralmente».</p>
<p id="p-rc_f623d51fb2a629c5-53">A margine dell’incontro abbiamo approfondito con Emmanuele Di Leo alcuni dei temi affrontati durante il panel, in particolare la condizione delle comunità cristiane nei principali teatri di crisi dell’Africa subsahariana, raccogliendo testimonianze dirette maturate nel corso della sua attività sul campo.</p>
<p>Il racconto prende avvio da Yelwata, nello Stato nigeriano di Benue, teatro di uno dei più gravi massacri degli ultimi mesi.</p>
<p>«Miliziani armati hanno circondato il mercato dove si erano rifugiate centinaia di sfollati. Sono entrati gridando “Allahu Akhbar”, hanno appiccato il fuoco alle case con la gente dentro, hanno aperto il fuoco sulla folla. Duecento morti. Papa Leone XIV lo ha chiamato “un terribile massacro”».</p>
<p>Poi la descrizione, quasi cinematografica, dei luoghi: «Io quei luoghi li conosco. Ho camminato in quelle stesse strade: strade di terra rossa che si attacca alle scarpe, che si solleva in nuvole ad ogni passo. Quella stessa terra rossa, alla domenica, si riempie di migliaia di persone che si raccolgono a cielo aperto per pregare e cantare. Cantano a Dio per ore. Cantano con un corpo intero, con le mani, con i piedi nella polvere».</p>
<p>Una fede che continua a manifestarsi nonostante la violenza: «Ora pensate che su quelle stesse strade, qualche ora prima, erano passati gli uomini armati, le moto, i fucili. La stessa polvere rossa. Lo stesso cielo aperto, sopra case che bruciavano».</p>
<h2 class="wp-block-heading">La denuncia: «Non sono fantasmi»</h2>
<p>«Conosco anche i nomi di chi viene a portare morte: Boko Haram. L’ISWAP. Le milizie Fulani, che nella fascia centrale della Nigeria stanno cancellando villaggi cristiani dalla mappa. Non sono fantasmi. Hanno nomi, comandanti, bandiere» portando numeri che definisce impossibili da ignorare: “Secondo l’ultimo rapporto Open Doors, nel mondo sette cristiani su dieci uccisi per la loro fede nell’ultimo anno sono morti in un solo Paese: la Nigeria. Il settanta per cento. Il totale degli ultimi anni supera le 5.600 vittime, 124 mila sfollati e oltre 2.100 chiese colpite o incendiate».</p>
<p>La crisi, però, non riguarda soltanto la Nigeria: «In Mozambico e Congo, in quattro giorni, ventidue cristiani sono stati uccisi, molti decapitati. In Burkina Faso quasi duemila civili sono morti dal 2023 e oltre cento chiese sono state distrutte. Dall’Etiopia arrivano nuove notizie di violenze contro minoranze religiose».</p>
<p>Per questo, osserva, la parola “genocidio” è tornata nel dibattito internazionale: «Non sono qui per la disputa sulle etichette. Ma una cosa è certa: in intere regioni dell’Africa subsahariana comunità cristiane che vivevano lì da secoli stanno scomparendo. Non per scelta. Per paura. Per violenza».</p>
<h2 class="wp-block-heading">«Babele o Gerusalemme»</h2>
<p>Di Leo richiama anche la recente enciclica <em>Magnifica Humanitas</em> di Papa Leone XIV: «Il Papa propone il bivio tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme. Un potere che si impone riducendo l’altro a un ostacolo da eliminare, oppure un popolo che si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna».</p>
<p>Una riflessione che, secondo il presidente di Steadfast, descrive perfettamente quanto accade oggi nei teatri di guerra. «Cambiano gli strumenti – un algoritmo, un fucile – ma la scelta di fondo resta quella: dominare o costruire insieme. Ciò che accade in Nigeria, Mozambico e Burkina Faso è Babele che si ripete con mezzi antichi».</p>
<p>Eppure, aggiunge, esiste anche un’altra storia: «C’è chi, in mezzo alle macerie, sceglie Gerusalemme: i sacerdoti che restano, le madri che la domenica portano comunque i figli in chiesa».</p>
<h2 class="wp-block-heading">Le proposte all’Europa</h2>
<p>Di Leo non si limita alla denuncia, lancia due proposte operative presentate durante il panel. La prima riguarda la cooperazione internazionale: «Chi riceve risorse per il proprio sviluppo deve impegnarsi a proteggere tutti i propri cittadini, comprese le minoranze di fede. Tutela, e allora collaboriamo; non tutela, e la cooperazione va ripensata».</p>
<p>La seconda riguarda l’Unione Europea: «L’Italia si faccia promotrice di un salto di qualità: trasformare l’Inviato speciale europeo per la libertà religiosa in una figura con vero peso politico, mandato pieno e budget dedicato. Un ufficio vuoto non serve a nessuno».</p>
<h2 class="wp-block-heading">Joel, il volto della domanda</h2>
<p>Il racconto prosegue con l’incontro con Joel, una bambina di sei anni ospite di un orfanotrofio in Nigeria: «Quando ho incrociato i suoi occhi ho visto una cosa che non so spiegare bene nemmeno adesso: in quegli occhi di bambina c’era lo sguardo di un’anziana. Uno sguardo che aveva visto troppo».</p>
<p>Le offre un biscotto e la prende in braccio per proteggerla dagli altri bambini. Poi arriva il momento di partire: «Sono salito in macchina. Lei era ancora lì, piccola, nell’angolo. Ma mi guardava. Dritto verso il finestrino. E con la sua manina mi ha salutato».</p>
<p>Da allora, confessa, quella domanda non lo ha più lasciato: «Joel è la “sorella vita” che aspetta ancora un “ben venga”. È la domanda lupo-o-fratello scritta negli occhi di una bambina di sei anni. E io quella domanda, da quel giorno, non riesco più a metterla via».</p>
<p>Nelle sue parole il richiamo al tema della libertà religiosa e delle persecuzioni anticristiane fuori dalle statistiche e dentro le storie. Perché, come ha ricordato Di Leo, «non siamo qui per i convegni o per le statistiche. Siamo qui perché da qualche parte, in questo momento, c’è un’altra Joel in attesa di qualcuno».</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><em>Intervista del &#8220;Il Nuovo Terraglio&#8221;</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>STEADFAST – SOLIDARIETÀ ALLA PREMIER GIORGIA MELONI: LA PREPOTENZA NON È POLITICA ESTERA</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/steadfast-solidarieta-alla-premier-giorgia-meloni-la-prepotenza-non-e-politica-estera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[NigeriAid]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<category><![CDATA[TogoAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7165</guid>

					<description><![CDATA[“Le dichiarazioni rese dal Presidente Donald Trump nei confronti della Premier Giorgia Meloni costituiscono un fatto grave, che trascende la dimensione personale per investire quella istituzionale e diplomatica. Attribuire pubblicamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le dichiarazioni rese dal Presidente Donald Trump nei confronti della Premier Giorgia Meloni costituiscono un fatto grave, che trascende la dimensione personale per investire quella istituzionale e diplomatica. Attribuire pubblicamente al Capo di Governo di un Paese alleato comportamenti che la stessa Premier ha definito ‘completamente inventati’ non è un atto di forza, è un abuso della posizione dominante che la storia e la geografia assegnano agli Stati Uniti nel quadro delle relazioni atlantiche.” Così Emmanuele Di Leo, Presidente di Steadfast.</p>
<p>“Esiste una distinzione fondamentale, nella teoria politica come nella prassi delle relazioni internazionali, tra l’esercizio legittimo dell’autorità e la sua deriva in prepotenza. Quando la potenza si esercita attraverso la forzatura anziché il rispetto reciproco, non consolida l’alleanza, la erode. L’Italia — nazione di antica civiltà e di solida tradizione diplomatica — porta nell’alleanza atlantica non sudditanza, ma contributo. E chi dimentica questa distinzione indebolisce l’Occidente, non lo serve.”</p>
<p>“La risposta della Premier Meloni è la risposta di uno Stato che conosce il proprio rango e non lo negozia sotto pressione.”</p>
<p>“Steadfast esprime solidarietà piena alla Premier, come persona e come rappresentante dell’Italia, e auspica che questo episodio divenga occasione di riflessione per tutti coloro che credono in un Occidente fondato non sulla sudditanza, ma sulla reciprocità tra nazioni che si riconoscono come pari nella dignità.”</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RUINI, DI LEO (STEADFAST): «A DIO. GRANDE TESSITORE CHE HA UNITO VALORI E CULTURA IN DIFESA DELL&#8217;UOMO»</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/ruini-di-leo-steadfast-a-dio-grande-tessitore-che-ha-unito-valori-e-cultura-in-difesa-delluomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 21:16:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[NigeriAid]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<category><![CDATA[TogoAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7162</guid>

					<description><![CDATA[Il cordoglio del Presidente dell&#8217;organizzazione umanitaria Steadfast (NGO), Emmanuele Di Leo, per la scomparsa del Cardinale Camillo Ruini: «Il suo straordinario metodo della &#8220;tessitura&#8221; e il suo esempio guidano la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cordoglio del Presidente dell&#8217;organizzazione umanitaria Steadfast (NGO), Emmanuele Di Leo, per la scomparsa del Cardinale Camillo Ruini: «Il suo straordinario metodo della &#8220;tessitura&#8221; e il suo esempio guidano la nostra missione quotidiana a tutela della vita e dei più fragili».</strong></p>
<p>Roma, 16 giugno 2026 – Con la scomparsa del Cardinale Camillo Ruini, l’Italia e la Chiesa non perdono soltanto un fine teologo e un uomo delle istituzioni, ma un autentico gigante del pensiero, un faro che ha saputo illuminare e guidare intere generazioni nel mare aperto della testimonianza civile e della difesa dell&#8217;uomo.</p>
<p>«Per me, per la mia storia e per l&#8217;azione che ogni giorno umilmente cerco di portare avanti attraverso l&#8217;agire di Steadfast, il Cardinal Ruini ha rappresentato un punto di riferimento insostituibile», dichiara il Presidente Emmanuele Di Leo. «La sua straordinaria intuizione del &#8220;Progetto Culturale&#8221; ci ha insegnato che la fede e i valori antropologici non devono mai isolarsi, ma farsi cultura viva, dialogo a viso aperto con la società, capacità di incidere sulla realtà e sulla legislazione per il bene comune».</p>
<p>Ruini è stato il baluardo dei &#8220;principi non negoziabili&#8221;, colui che con fermezza, ma senza mai cadere in sterili ideologismi, ha difeso la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia e la dignità dei più fragili contro ogni deriva eutanasica e utilitaristica.</p>
<p>«Ci ha insegnato la straordinaria arte della &#8220;tessitura&#8221;», prosegue Di Leo. «Quel saper unire intelligenze, mondi e sensibilità diverse attorno alla verità intrinseca dell&#8217;essere umano. Un metodo che ispira quotidianamente il nostro operare, sia nelle battaglie bioetiche internazionali a supporto dei bambini più indifesi, sia nel contrasto alle nuove schiavitù e allo sfruttamento dei più vulnerabili».</p>
<p>Oggi, mentre la terra si priva della sua presenza lucida e rigorosa, Steadfast raccoglie con forza e responsabilità il suo testimone. Il modo migliore per onorare la memoria del Cardinale Ruini sarà continuare a operare con lo stesso spirito di servizio, dietro le quinte e sul campo nelle terre di missione, per edificare una società in cui ogni vita debole, fragile e indifesa trovi sempre protezione, cura e pari dignità.</p>
<p>&#8220;A Dio, Eminenza, e grazie per la Sua immensa testimonianza&#8221;, conclude Emmanuele Di Leo, Presidente di Steadfast (NGO), Organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL &#8220;FESTIVAL DELL&#8217;UMANO TUTTO INTERO&#8221; TORNA A ROMA: DUE GIORNI PER RISCOPRIRE LA REALTÀ COME PROMESSA</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/il-festival-dellumano-tutto-intero-torna-a-roma-due-giorni-per-riscoprire-la-realta-come-promessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 09:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[NigeriAid]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<category><![CDATA[TogoAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7156</guid>

					<description><![CDATA[Il 16 e 17 giugno 2026, presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, si terrà la terza edizione del Festival dell'&#8221;Umano Tutto Intero&#8221;, l&#8217;appuntamento annuale del Network &#8220;Ditelo sui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il 16 e 17 giugno 2026, presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, si terrà la terza edizione del Festival dell'&#8221;Umano Tutto Intero&#8221;, l&#8217;appuntamento annuale del Network &#8220;Ditelo sui Tetti&#8221; – di cui Steadfast è organizzazione fondatrice – dedicato quest&#8217;anno, nell&#8217;VIII centenario dalla morte del Santo, al cammino esistenziale di Francesco d&#8217;Assisi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">&#8220;Ditelo sui Tetti&#8221; è oggi uno dei più rilevanti think tank di area cristiana del panorama italiano: una rete che mette in dialogo associazioni, movimenti, istituzioni e mondo della cultura attorno alle grandi domande del nostro tempo, con l&#8217;obiettivo di tradurre riflessioni esistenziali in proposte concrete per il bene comune – proposte che, appunto, si possano &#8220;dire sui tetti&#8221;. Il Festival è il momento più visibile di un lavoro che il Network porta avanti tutto l&#8217;anno, e che Steadfast, fin dalla sua nascita, ha contribuito a costruire e continua ad animare.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il titolo di questa edizione – &#8220;Dalla parte delle creature!&#8221; – richiama lo spirito di San Francesco, e racconta bene il senso dell&#8217;iniziativa: due giorni pensati come un autentico pellegrinaggio esistenziale e pubblico, che ripercorre i passi del Santo attraverso cinque &#8220;luoghi&#8221; tematici – la giovinezza, il conflitto, le fragilità, l&#8217;essere figli, il centuplo – per interrogarsi su una domanda di fondo: la realtà è un nemico da fuggire, o può ancora diventare promessa di pienezza?</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Un programma di altissimo profilo istituzionale ed ecclesiale</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il Festival vedrà la partecipazione di oltre 100 ospiti, tra cui rappresentanti di primo piano delle istituzioni e della Chiesa. Tra i principali interventi:</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il Cardinal Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità Leone XIV, interverrà nelle conclusioni del Festival, in dialogo con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, su &#8220;L&#8217;attesa, personale e pubblica, della &#8216;vita&#8217; di Francesco&#8221;, anche alla luce della recente Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il Cardinal Matteo Zuppi, Presidente della CEI, e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani interverranno sui possibili percorsi di pace, nel panel dedicato a guerra e violenza nel mondo contemporaneo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, e Arianna Meloni, Segretario di Fratelli d&#8217;Italia, parteciperanno al panel &#8220;Le comunità, specie cattoliche, e il bene comune: addio o ripartenza?&#8221;, insieme alla Presidente del gruppo FI al Senato Stefania Craxi e al Presidente di +Europa Matteo Hallissey.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Sono inoltre previsti gli interventi, tra gli altri, del Ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti, del Ministro dell&#8217;Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, del Ministro della Salute Orazio Schillaci, della Ministra per la famiglia Eugenia Roccella, del Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, del Ministro dello Sport e delle politiche giovanili Andrea Abodi, della Sottosegretaria all&#8217;Istruzione Paola Frassinetti, del Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e della Sottosegretaria all&#8217;Economia Lucia Albano. Sul fronte ecclesiale, sono attesi il Cardinal Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo, che celebrerà la Santa Messa della seconda giornata, e Mons. Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso l&#8217;ONU.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong><a href="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7158 alignright" src="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2.png" alt="" width="429" height="607" srcset="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2.png 1768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-212x300.png 212w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-724x1024.png 724w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-768x1086.png 768w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-1086x1536.png 1086w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-1448x2048.png 1448w, https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-2-600x848.png 600w" sizes="auto, (max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a>Steadfast al panel sul conflitto globale</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Tra gli appuntamenti più attesi della prima giornata, martedì 16 giugno (ore 18:30 circa), il panel &#8220;Guerra e violenza: unico disumano (dis)ordine mondiale? Dove i popoli (e i cristiani) soffrono&#8221; vedrà la partecipazione del nostro Presidente, Emmanuele Di Leo, insieme – tra gli altri – al già citato Ministro Tajani e al Cardinal Zuppi, a S.E.R. Mons. Jules Boutros, alla neurologa Matilde Leonardi e a Shahid Mobeen, Presidente del Consiglio Italiano per la Libertà Religiosa e Dialogo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Per chi conosce il lavoro sul campo di Steadfast, in Africa e in altri contesti fragili, questo tema non è un esercizio retorico: è la realtà quotidiana di popoli e comunità cristiane che pagano un prezzo altissimo a conflitti che sembrano non avere fine. Portare questa testimonianza dentro un confronto di questo livello è parte della missione che il Network &#8220;Ditelo sui Tetti&#8221; – e Steadfast con esso – porta avanti da anni.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>Due giorni di incontri, arte, musica e teatro</strong></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il programma affronta, con linguaggi diversi – testimonianze dirette, opere d&#8217;arte, cinema, teatro, musica – temi che attraversano l&#8217;attualità più stringente: il disagio giovanile e le dipendenze, la crisi della giustizia, i conflitti internazionali, la disabilità, le questioni di inizio e fine vita, il lavoro come dimensione di realizzazione della persona, il ruolo della famiglia e delle comunità nella società.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il Festival si apre martedì 16 giugno alle 12:30 con l&#8217;accoglienza e l&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;Giovani: davvero buoni a nulla&#8230;?&#8221;, e prosegue con lo spettacolo serale &#8220;Un &#8216;mondo&#8217; di nuovo&#8230; Nuovo!&#8221;. Si chiude mercoledì 17 giugno in serata con lo spettacolo &#8220;Per una Giovane Italia&#8221;, durante il quale verrà presentato un Manifesto di denuncia e proposte rivolto al mondo giovanile.</p>
<blockquote>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><strong>L&#8217;ingresso è libero, per informazioni scrivi a <a class="underline underline underline-offset-2 decoration-1 decoration-current/40 hover:decoration-current focus:decoration-current" href="mailto:segreteria@suitetti.org">segreteria@suitetti.org</a>.</strong> Vi aspettiamo numerosi, il 16 e 17 giugno, al Pio Sodalizio dei Piceni, Piazza di San Salvatore in Lauro 15, Roma.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a style="color: #ff0000; text-decoration: underline;" href="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-6.pdf">Scarica il programma</a></span> </span>e iscriviti cliccando sul cuore nella prima pagina!</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-block-pdfemb-pdf-embedder-viewer"><a href="https://www.steadfast.ngo/wp-content/uploads/2026/06/PROGRAMMA-3°-Festival-6.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max" data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">PROGRAMMA 3° Festival (6)</a></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>STEADFAST: «LE PAROLE DI GIANNINI SONO UN ATTACCO ALLA DIGNITÀ UMANA. LA VITA NON È UNA PRESTAZIONE DA MISURARE»</title>
		<link>https://www.steadfast.ngo/steadfast-le-parole-di-giannini-sono-un-attacco-alla-dignita-umana-la-vita-non-e-una-prestazione-da-misurare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SteadfastNGO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 10:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Human Rights]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliAid]]></category>
		<category><![CDATA[LifeAid]]></category>
		<category><![CDATA[News Steadfast]]></category>
		<category><![CDATA[SoniAid]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.steadfast.ngo/?p=7153</guid>

					<description><![CDATA[Roma, 7 maggio 2026 – «Le dichiarazioni del giornalista Massimo Giannini durante la trasmissione DiMartedì non possono essere lasciate cadere nel silenzio. Affermare che la vita di un essere umano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="_aupe copyable-text x15bjb6t x1n2onr6"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z">Roma, 7 maggio 2026 – «Le dichiarazioni del giornalista Massimo Giannini durante la trasmissione DiMartedì non possono essere lasciate cadere nel silenzio. Affermare che la vita di un essere umano su una sedia a rotelle sia &#8220;inutile&#8221; se non finalizzata al &#8220;fare&#8221; è un errore antropologico prima ancora che una caduta di stile. È l’espressione più cruda di quella &#8220;cultura dello scarto&#8221; che Steadfast combatte ogni giorno in Italia e nel mondo.»</span></p>
<p class="_aupe copyable-text x15bjb6t x1n2onr6"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z">Con queste parole Venere Fiorenza, Direttore Generale di Steadfast, Organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani, esprime il profondo sdegno per il commento del giornalista, che per attaccare il Governo, lo paragona alla condizione di una persona con grave disabilità.</span></p>
<p class="_aupe copyable-text x15bjb6t x1n2onr6"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z">«La dignità di una persona non dipende dalla sua efficienza fisica, dal PIL che produce o dalla sua capacità di essere utile alla società secondo parametri utilitaristici. La dignità risiede nell&#8217;essere umano in quanto tale, dal concepimento fino alla morte naturale. Liquidare vent’anni di esistenza fragile come &#8220;inutili&#8221; significa ignorare il valore infinito di ogni vita e il dolore, ma anche la forza, di migliaia di famiglie che assistono i propri cari con amore e dedizione totale.»</span></p>
<p class="_aupe copyable-text x15bjb6t x1n2onr6"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z">Steadfast, attraverso il programma LifeAid, ha coordinato la difesa della vita di molteplici bambini e adulti fragili in tutto il mondo, proprio per proteggere le famiglie dalle pretese di un sistema sanitario che troppo spesso considera la cura un costo e la fragilità un peso.</span></p>
<p class="_aupe copyable-text x15bjb6t x1n2onr6"><span class="_aupe copyable-text xkrh14z">«È inquietante – continua Fiorenza – che in uno studio televisivo una simile affermazione sia passata senza che nessuno esprimesse il minimo dissenso. Questo silenzio è il sintomo di un pericoloso cambio di paradigma: se accettiamo l&#8217;idea che esistano vite &#8220;inutili&#8221;, stiamo legittimando l&#8217;abbandono dei più deboli.»</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
